ALFONSO LEONI
Sentimenti del gioco
Casa natale di Raffaello - Bottega Giovanni Santi
Via Raffaello, 57 | 61029 Urbino (PU)
31 ottobre – 27 novembre 2011
Urbino torna a rendere omaggio all’arte ceramica con una importante mostra retrospettiva dedicata ad Alfonso Leoni (Faenza 1941-1980), geniale ceramista e scultore faentino, che negli anni sessanta e settanta contribuì al rinnovamento della tradizione con opere avanzatissime per suo il tempo.
Ospitata dall’Accademia Raffaello di Urbino e voluta da Gian Carlo Bojani e Marta Leoni, la mostra “Alfonso Leoni. Sentimenti del gioco” è allestita alla Casa natale di Raffaello – Bottega Giovanni Santi, dal 31 ottobre al 27 novembre 2011.
A cura di Gian Carlo Bojani, già direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza e conoscitore diretto dell’arte di Leoni, l’esposizione riunisce novanta opere straordinarie, provenienti dalla collezione della moglie dell’artista e da collezioni private. Sono ceramiche, maioliche, sculture in bronzo e opere in carta, di cui venticinque del tutto inedite e presentate al pubblico per la prima volta, che esemplificano al meglio l’audace e intensa, ma anche ludica, sfida alla materia di Alfonso Leoni.
Scomparso a soli 39 anni nel 1980, Leoni ha vissuto sempre intensamente la sua arte e non ha mai smesso di sperimentare e rinnovarsi, a partire dalle prime esperienze all’Istituto d’Arte per la Ceramica G. Ballardini di Faenza, dove viene subito riconosciuto come talento dallo scultore Angelo Biancini che ne coglie l’abilità eppure la vena trasgressiva e personale. Leoni diventa a sua volta insegnante di “Plastica” presso l’istituto faentino, dal 1961.
LA MOSTRA
La bella mostra di Urbino presenta un’antologia di capolavori, divisi per soggetti: i lavori “ceramico-meccanici” degli anni sessanta ovvero i misteriosi “ciotoloni” (1968-1980) che il giornalista Renzo Biason definiva “orologi privi di coperchio, dentro alla cui cassa si vedono rotelle muoversi e pulsare come un cuore segreto …”, i “carrarmati” (1964-1980) miniaturizzati, in sintonia con le coeve armi-giocattolo di Pino Pascali, i “geometrici” (1968) e i “traforati” (1967-70) in maiolica, le composizioni optical (1965) realizzate con carta e le sperimentazioni con carta ripiegata, che già fanno presagire la svolta concettuale degli anni settanta.
Il periodo concettuale vede Leoni abbandonare l’opera-oggetto per arrivare ad un contenuto mentale del suo lavoro. Attratto dalle molteplici possibilità dei materiali, sperimenta altresì i procedimenti industriali come lo stampo, da cui ottiene le note “torsioni” (dal 1974) in maiolica vivacemente colorata, e la trafila o boudineuse con cui crea i “flussi” (1972-1980) e i “piegati” (1975-80), più noti come il “Pugno di Leoni”, da ammirare in mostra in vari esemplari inediti, tra i quali una maiolica trafilata, smaltata in bruno d'orato del 1972 circa, assemblata postuma sul suo piedistallo e mai esposta prima.
“Esibizioni materiche in termini di plasticità pura”, così le definiva Enrico Crispolti che vedeva in Leoni “… una sorta di volontà di azzerare l’immagine sul portato dello strumento impiegato, evidenziandolo poi con un colore monocromo squizzante e assoluto”. Serie a cui appartengono anche i Pugni del 1973 per il nuovo stabilimento delle Maioliche Faentine di Ercole Baldini, eseguiti con 5 tonalità di nero in mille esemplari, plasmati uno per uno.
Completano l’esposizione un gruppo di quadri (1964-1970), collegabili in buona parte ai “ciotoloni”, i “bronzetti” (1970-1971), le “porcellane” (1977-80), assemblaggi di frammenti e scarti di lavorazione delle stoviglie del periodo di progettazione alla Villeroy e Boch in Germania, veri e propri ready-made sulla memoria di oggetti funzionali, e le ultime “terrecotte” del 1980 accanto alla Pietà del marzo 1980.
LA RICERCA ARTISTICA
Una ricerca all’avanguardia quella di Leoni e in stretto contatto con gli esiti dell’arte contemporanea, a partire dagli stupefacenti lavori degli anni sessanta in carta, d’impronta optical, e dalle sculture metalliche di piccolo formato con sovrapposizione di piani e giochi di pieno e vuoto, in sintonia con i lavori dei Basaldella, di Franco Garelli e più in generale del ‘nouveau réalisme’ che da Milano iniziava a diffondersi tramite Pierre Restany .
“Ritengo tuttavia – spiega il curatore Gian Carlo Bojani - che la somma manipolazione dell’argilla, Leoni la trovasse con l’adozione della trafila, un mezzo meccanico ma straordinariamente duttile nell’offrire alla mano dell’artista l’elaborazioni migliori e mature come: i flussi, le torsioni, i traforati e i geometrici, i cosiddetti ciotoloni ripieni di ‘ratatouilles’, memorie dell’infanzia dove si esprimono al meglio i sentimenti del gioco, nel riporre e comporre e sfidare la fragilità di tanti giochi o parti di giochi della memoria, meccanismi smontati e rimontati, come sono soliti fare i bambini”. Opere certamente in sintonia con gli assemblages di Jean Tinguely, César, Arman, Daniel Spoerri, Joseph Cornell.
Leoni era per altro polemico e irriverente nei confronti di ogni codificazione ideologica e artistica. Contestava le regole del celebre Premio Faenza e nel 1974, quando la commissione giudicatrice ammette all’esposizione del Concorso solo parte di un suo lavoro più complesso, decide di non mostrare al pubblico le opere nascondendole sotto un telo bianco. Due anni dopo, la performance al Museo di Faenza, in cui rompeva, con valenza fortemente metaforico/simbolica, i suoi pezzi per assemblarli in una palla di argilla informe, e la vincita del Premio Faenza 1976 con Composizione di due vetrine "archeologiche", contenenti frammenti di ceramica e medaglioni cimiteriali con immagini della storia dell’arte.
Nel filmato del 1976 “Terra Viva. Scultura ceramica italiana negli anni settanta”, del regista Aldebrando De Vero e a cura di Enrico Crispolti, veniva documentata la performance al Museo di Faenza, accanto agli esiti di altri artisti del tempo: Federico Bonaldi, Nino Caruso, Candido Fior, Nedda Guidi, Pompeo Pianezzola, Alessio Tasca, Nanni Valentini e il faentino Carlo Zauli; ma l’unico a sovvertire, a mettere in discussione, l’opus ceramico era Alfonso Leoni che ardiva ad una azione molto ardua, quella concettuale appunto, non consona di per sé – per il carattere hard - alla ceramica.
Leoni voleva dimostrare che la ceramica può essere altro dall’oggetto smaltato e aveva maturato la grande ambizione di fare della terra un linguaggio. Alimentato dal clima di rottura di quegli anni, sperimentava materiali e tecniche compositive, per creare nuovi cortocircuiti di senso ma soprattutto anticipava l’aria di cambiamento che negli anni ottanta avrebbe generato un pubblico “indeciso a tutto”, sostenendo che non possono esistere concetti di bellezza o bruttezza, ma semplicemente il “dubbioso” e che andare oltre il semplice “bello” voleva dire cogliere la vita nelle sue contraddizioni, nella sua crudezza, nella sua realtà.
“Ricerca. In questa parola – dichiarava Leoni - si può sintetizzare tutto il mio modo di far ceramiche. Una delle cause che mi ha spinto lontano dalla tradizione fatta di bei vasi panciuti, gocciolanti smalti preziosi e di statuine deliziose, è stata la presa di coscienza della preziosità del materiale … ”. Ma non bisogna incantarsi alla piacevolezza che esso emana, bensì usarlo e tentarne nuove espressività, fino a saggiarne i limiti e a sviscerarne ogni possibilità.
Leoni cercava il senso dell’uomo negli oggetti quotidiani e nelle piccole cose al fine di migliorare le condizioni di vita e la condivisione con gli altri. Da qui il suo avvicinamento al disegno industriale.
Dal 1977, con la collaborazione alla Villeroy e Boch, inizia ad assaporare i vantaggi di una posizione di successo. Realizza tre collezioni di valore internazionale, garantite nella produzione per dieci anni e iniziano per lui le collaborazioni e le mostre all’estero, in Giappone, in Belgio, in Canada, in Inghilterra. Nel 1979 si ammala precocemente, ma non cessa, neppure per un istante, di pensare al proprio lavoro.
Dotato di una grande fertilità intellettuale e di una versatilità straordinaria, dallo stupore dell’infanzia, all’intelligenza della ricerca, alla curiosità dell’ignoto, in un ventennio Alfonso Leoni ha lasciato opere di eccezionale vitalità.
A distanza di un decennio dalla grande antologica del 1993 curata da Andrea Emiliani, in concomitanza con il 48° Concorso Internazionale della Ceramica d'Arte di Faenza, la mostra alla Casa Natale di Raffaello a Urbino è l’occasione per riscoprire il genio e la felice produzione di un artista che si annovera tra i più interessanti del XX secolo.
Alfonso Leoni è inoltre presente tra gli artisti documentati nella mostra ''Il Futuro nelle Mani Artieri Domani'', a cura di Enzo Biffi Gentili, in corso fino al 20 novembre 2011 alle Officine Grandi Riparazioni di Torino.
Infine, la piccola ma preziosa mostra “Alfonso Leoni - Disegni”, a cura di Antonella Ravagli, alla Bottega Bertaccini - Libri e Arte (Corso Garibaldi, 4 – Faenza) per la prima volta presenta al pubblico opere grafiche realizzate dall’artista nel corso degli anni sessanta (15 ottobre - 30 novembre 2011 | orari 10 – 13 / 15,30 - 19,30 chiuso domenica e lunedì mattina | info T 0546 681712).
Le opere di Alfonso Leoni si trovano:
al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Valle Giulia a Roma, al Museo d’Arte Moderna di Kyoto (Giappone), al Centro di Ricerche “Pio Manzù” a Verucchio (RN), nella Collezione Cidonio a Marina di Pietrasanta (LU), all’Università di Bologna presso la Facoltà di Matematica, all’Ospedale Civile di Faenza, al Santuario di Gesù Bambino di Praga ad Arenzano (GE), alle sedi provinciali INPS di Roma e di Verona, all'Ospedale Civile di Codigoro (FE), arredo urbano ad Alfonsine (RA), arredo urbano a Bagnacavallo (RA), nel Cimitero dell'Osservanza di Faenza, e in varie collezioni pubbliche e private in America, Inghilterra, Sud Africa, Francia, Germania, Polonia, Russia, Giappone, Belgio, Canada, Italia.
ALFONSO LEONI
Sentimenti del gioco
Casa natale di Raffaello - Bottega Giovanni Santi
Via Raffaello, 57 | 61029 Urbino (PU)
31 ottobre – 27 novembre 2011
Orari
lunedì 31 ottobre > 9,00 - 12,30 / 15,00 - 18,30
dal 1° novembre > lunedì – sabato 9,00 – 14,00 / domenica e festivi > 10,00 - 13,00
Ingresso gratuito
Informazioni > Casa natale di Raffaello - Museo T 0722 320105
Mostra e catalogo a cura di > Gian Carlo Bojani
Testi critici > Gian Carlo Bojani, Enrico Crispolti, Andrea Emiliani, Franco Bertoni, Enzo Biffi Gentili, Luisa Perlo, Antonella Ravagli, Nanni Valentini
Foto > Ezio Foschini - Faenza
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lunedì 24 ottobre 2011
giovedì 15 settembre 2011
Venezia: Julian Schnabel fino al 27 novembre 2011
FINO AL 27 NOVEMBRE 2011
Venezia, Museo Correr
curated by Norman Rosenthal
Ultime settimane per visitare la grande mostra “Julian Schnabel. Permanently Becoming and the Architecture of seeing” ospitata nelle prestigiose sale del Museo Correr di Venezia fino al 27 Novembre 2011. L'esposizione è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00 (la biglietteria chiude un'ora prima).
La mostra presenta oltre quaranta opere che ripercorrono la sua carriera dagli Anni ‘70 ad oggi e non c’è cornice migliore del Museo Correr di Venezia, storico crocevia fra Oriente e Occidente. Schnabel, infatti, oltre a essere un grande artista americano, è anche un artista del mondo che ha fatto da ponte fra Est e Ovest, assimilando culture diverse e aprendo nuove strade all’arte. Il suo è un progetto di sdoganamento per le nuove generazioni di artisti, una spinta a espandere i confini dell’arte contemporanea.
La retrospettiva illustra la sua poetica fortemente ispirata a Jackson Pollock e Cy Twombly, ma basata anche sulla tradizione europea e mediterranea che ricorda lo stile dei vecchi maestri spagnoli e italiani - come El Greco e Tintoretto - e che interpreta rimandi letterari e culturali, antichi e moderni da Omero a Eschilo, all’arte dei grandi maestri, da Giotto a Goya, da Antoni Gaudí a Pablo Picasso.
Oltre ai i suoi celebri plate paintings la mostra offre opere create con una varietà infinita di tecniche e materiali – dal velluto alla tela cerata, da pezzi di legno recuperati in tutto il mondo, a vele, fotografie, tappeti, teloni e qualsiasi superficie piatta che ispiri i suoi processi creativi – e illustra un modo di utilizzare queste materie che, estrapolate dal loro contesto originario, assumono nuovi significati come realtà dipinta.
Verso la fine degli Anni ‘70 i plate paintings riorganizzarono la logica della pittura, coltivando un nuovo terreno artistico, e fungendo da rimedio alla cosiddetta “morte della pittura”.
Pittore, scultore e regista, Julian Schnabel si contraddistingue per la sua stupefacente capacità metamorfica e la travolgente forza espressiva che comunica attraverso le sue opere. Un talento nato dalla pittura che lo porta a sondare più campi artistici e a cimentarsi nel mondo del cinema dove riesce come ottimo regista con i film Basquiat del 1996, Prima che sia notte del 2000 (vincitore del premio Grand Jury al Festival del Cinema di Venezia), Lo Scafandro e la Farfalla del 2007 (vincitore del premio per il miglior regista al Festival di Cannes). La produzione cinematografica di Schnabel è strettamente correlata alla sua produzione artistica al punto che i suoi film possono essere considerati un naturale proseguimento della sua vena pittorica.
In mostra, tra le opere più significative, “Painting for Malik Joyeux and Bernardo Bertolucci” del 2006, “The sea” del 1981, “St. Francis in Ecstasy” del 1980, Portrait of Rula” del 2010, "“Bez #1” del 2010, "The Atlas Mountains” del 2008 e la grandiosa scultura in bronzo "Queequeg" 2007-2010
Orari
Dal 4 giugno al 31 ottobre
Tutti i giorni 10.00>19.00
Dal 1 al 27 novembre
Tutti i giorni 10.00>17.00
La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti
Intero € 10,00
Ridotto € 8,00
Ridotto Speciale € 6,00
Diritto di prevendita
€ 0,50
Sito internet
www.arthemisia.it
www.visitmuve.it
www.julianschabel.com
Informazioni e prenotazioni
T 848082000
T 0039 04142730892 (solo per chi chiama dall’Estero)
Catalogo Skira
Biglietteria on line
www.visitmuve.it
Venezia, Museo Correr
curated by Norman Rosenthal
Ultime settimane per visitare la grande mostra “Julian Schnabel. Permanently Becoming and the Architecture of seeing” ospitata nelle prestigiose sale del Museo Correr di Venezia fino al 27 Novembre 2011. L'esposizione è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00 (la biglietteria chiude un'ora prima).
La mostra presenta oltre quaranta opere che ripercorrono la sua carriera dagli Anni ‘70 ad oggi e non c’è cornice migliore del Museo Correr di Venezia, storico crocevia fra Oriente e Occidente. Schnabel, infatti, oltre a essere un grande artista americano, è anche un artista del mondo che ha fatto da ponte fra Est e Ovest, assimilando culture diverse e aprendo nuove strade all’arte. Il suo è un progetto di sdoganamento per le nuove generazioni di artisti, una spinta a espandere i confini dell’arte contemporanea.
La retrospettiva illustra la sua poetica fortemente ispirata a Jackson Pollock e Cy Twombly, ma basata anche sulla tradizione europea e mediterranea che ricorda lo stile dei vecchi maestri spagnoli e italiani - come El Greco e Tintoretto - e che interpreta rimandi letterari e culturali, antichi e moderni da Omero a Eschilo, all’arte dei grandi maestri, da Giotto a Goya, da Antoni Gaudí a Pablo Picasso.
Oltre ai i suoi celebri plate paintings la mostra offre opere create con una varietà infinita di tecniche e materiali – dal velluto alla tela cerata, da pezzi di legno recuperati in tutto il mondo, a vele, fotografie, tappeti, teloni e qualsiasi superficie piatta che ispiri i suoi processi creativi – e illustra un modo di utilizzare queste materie che, estrapolate dal loro contesto originario, assumono nuovi significati come realtà dipinta.
Verso la fine degli Anni ‘70 i plate paintings riorganizzarono la logica della pittura, coltivando un nuovo terreno artistico, e fungendo da rimedio alla cosiddetta “morte della pittura”.
Pittore, scultore e regista, Julian Schnabel si contraddistingue per la sua stupefacente capacità metamorfica e la travolgente forza espressiva che comunica attraverso le sue opere. Un talento nato dalla pittura che lo porta a sondare più campi artistici e a cimentarsi nel mondo del cinema dove riesce come ottimo regista con i film Basquiat del 1996, Prima che sia notte del 2000 (vincitore del premio Grand Jury al Festival del Cinema di Venezia), Lo Scafandro e la Farfalla del 2007 (vincitore del premio per il miglior regista al Festival di Cannes). La produzione cinematografica di Schnabel è strettamente correlata alla sua produzione artistica al punto che i suoi film possono essere considerati un naturale proseguimento della sua vena pittorica.
In mostra, tra le opere più significative, “Painting for Malik Joyeux and Bernardo Bertolucci” del 2006, “The sea” del 1981, “St. Francis in Ecstasy” del 1980, Portrait of Rula” del 2010, "“Bez #1” del 2010, "The Atlas Mountains” del 2008 e la grandiosa scultura in bronzo "Queequeg" 2007-2010
Orari
Dal 4 giugno al 31 ottobre
Tutti i giorni 10.00>19.00
Dal 1 al 27 novembre
Tutti i giorni 10.00>17.00
La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti
Intero € 10,00
Ridotto € 8,00
Ridotto Speciale € 6,00
Diritto di prevendita
€ 0,50
Sito internet
www.arthemisia.it
www.visitmuve.it
www.julianschabel.com
Informazioni e prenotazioni
T 848082000
T 0039 04142730892 (solo per chi chiama dall’Estero)
Catalogo Skira
Biglietteria on line
www.visitmuve.it
martedì 13 settembre 2011
Mostra in Olanda: il secolo d'oro in festa
La festa è il tema della nuova mostra presso il Frans Hals Museum
Esposizione Il Secolo d’oro in festa dall’11-11-2011 al 6-5-2012
L’inverno sarà festoso al Frans Hals Museum! L’esposizione Il Secolo d’oro in festa illustra la grande popolarità delle feste quale soggetto nell’arte del XVII secolo. Pittori come Jan Steen e Frans Hals hanno raffigurato personaggi e gruppi di persone immersi in festeggiamenti di ogni tipo, dalle fiere contadine e dal carnevale alle lussuose feste campestri, ai banchetti degli ufficiali della guardia civica.
In occasione della mostra, il Frans Hals Museum espone una cinquantina di opere, tra queste alcuni capolavori provenienti dalla propria collezione oltre a prestiti dal Metropolitan Museum (New York), dalla Gemäldegalerie (Berlino) e da altri musei. Il Secolo d’oro in festa è aperta al pubblico dall’11 novembre 2011 al 6 maggio 2012.
La mostra Il Secolo d’oro in festa propone per la prima volta una panoramica dei dipinti dell’epoca che hanno questo soggetto . Oltre alle tante splendide opere di importanti artisti del XVII secolo, i visitatori potranno ammirare una vasta carrellata di scene narrative che danno un’idea, spesso in modo ammiccante, del sistema di norme e valori condivisi in quell’epoca. I quadri raffigurano le feste più svariate: eleganti party all’aperto, fiere, banchetti e matrimoni contadini, oltre alle festività di San Nicola e religiose come l’Epifania e la Pentecoste.
L’esplorazione delle possibilità artistiche
Le feste erano un soggetto che i pittori del Secolo d’oro prediligevano. I dipinti di questo genere probabilmente si vendevano bene, ma offrivano anche agli artisti l’opportunità di spingersi al di là dei confini della propria arte. La popolarità crescente di cui il soggetto godette nel XVII secolo si deve soprattutto a Jan Steen, il pittore che più e meglio di ogni altro ritrasse le feste. Non solo ne dipinse una grande varietà, più di qualsiasi altro pittore, ma eccelse anche per la straordinaria vivacità delle espressioni dei visi raffigurati e l’umorismo delle composizioni. Di lui sono esposte sette opere.
Ritratto di uno stile di vita libertino
Non tutte le occasioni festive del XVII secolo sono raffigurate nei dipinti; infatti non conosciamo rappresentazioni di feste di compleanno o natalizie. Altre festività, come San Nicola, sono molto rare. Degno di nota è il fatto che molte sono le opere con i matrimoni dei contadini come soggetto, mentre non ci sono quasi immagini di feste nuziali delle classi più agiate. Sembra quasi che i pittori prediligessero i festeggiamenti dove ci si lasciava andare a comportamenti licenziosi.
Nella mostra, la pittura di Haarlem occupa un posto di spicco. Il genere pittorico della “compagnia galante”, introdotto ad Amsterdam da David Vinckboons, conobbe un forte sviluppo ad Haarlem, a opera di artisti quali Esaias van de Velde, Dirck Hals e Willem Buytewech. Frans Hals, il pittore più famoso di Haarlem, nei suoi innovativi ritratti di gruppo della guardia civica ha messo in scena con caratterizzazioni felici, gesti ed espressioni di una vivacità fino ad allora sconosciuta gli ufficiali che banchettavano. Jan Steen dipinse molte delle sue opere migliori ad Haarlem.
Catalogo
Se per gli spettatori del XVII secolo le cattive maniere e le situazioni comiche dovevano risultare immediatamente evidenti, oggi abbiamo spesso bisogno di conoscere i retroscena per poter comprendere i dipinti. Perciò la mostra è accompagnata da un’audioguida e da un ampio catalogo con un saggio introduttivo di Anna Tummers (conservatrice del Frans Hals Museum e curatrice della mostra). Thijs Weststeijn (ricercatore presso l’Università di Amsterdam, specializzato nella teoria e nella filosofia dell’arte del XVII secolo) descrive quali idee regnassero in quel tempo sulla raffigurazione pittorica delle feste e sulla funzione dell'alcool, dei comportamenti libertini e dell'umorismo in questo contesto. Herman Roodenburg (titolare della cattedra , finanziata da terzi, di Antropologia ed etnologia storica dell’Europa presso VU Università di Amsterdam) e Mickaël Bouffard-Veilleux (ballerino e storico della danza) discutono in un saggio comune come i pittori del XVII secolo facessero assumere alle figure che ritraevano determinati atteggiamenti e le facessero danzare, e in che misura questi atteggiamenti coincidessero con l’idea di “decoro” nelle diverse classi sociali. Marieke de Winkel (specializzata nello studio dei costumi) illustra nel suo articolo l’abbigliamento nel XVII secolo e spiega quello che si può dedurre dagli abiti raffigurati. (c. 16o pagine, a pieno colore, edizione in olandese e in inglese, NAI Publishers, prezzo al pubblico c. €27,50).
Attività e audioguida
In concomitanza con la mostra si organizzano varie attività e vari eventi, ad esempio conferenze, giornate dedicate alle famiglie, offerte comprensive di escursione in battello e workshop. Il prezzo d’ingresso comprende un’audioguida in due lingue (olandese, inglese).
Sponsor
Il sostegno finanziario di VSB Fonds, SNS REAAL Fonds, Dr. Marijnus Johannes van Toorn & Louise Scholten Stichting, Stichting Zabawas , J.C. Ruigrok Stichting, Prins Bernhard Cultuurfonds e Banca ABN AMRO ha reso possibile la realizzazione dell’esposizione. Il Museo riceve appoggi finanziari da BankGiro Loterij.
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Titolo Il Secolo d’oro in festa
Periodo: dall’11-11-2011 al 6-5-2012
Sede Frans Hals Museum, Groot Heiligland 62, Haarlem
Telefono 0031-23- 511 57 75
Orari di apertura da martedì a sabato, dalle ore 11.00 alle 17.00; domenica e giorni festivi, dalle ore 12.00 alle 17.00
Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio
Esposizione Il Secolo d’oro in festa dall’11-11-2011 al 6-5-2012
L’inverno sarà festoso al Frans Hals Museum! L’esposizione Il Secolo d’oro in festa illustra la grande popolarità delle feste quale soggetto nell’arte del XVII secolo. Pittori come Jan Steen e Frans Hals hanno raffigurato personaggi e gruppi di persone immersi in festeggiamenti di ogni tipo, dalle fiere contadine e dal carnevale alle lussuose feste campestri, ai banchetti degli ufficiali della guardia civica.
In occasione della mostra, il Frans Hals Museum espone una cinquantina di opere, tra queste alcuni capolavori provenienti dalla propria collezione oltre a prestiti dal Metropolitan Museum (New York), dalla Gemäldegalerie (Berlino) e da altri musei. Il Secolo d’oro in festa è aperta al pubblico dall’11 novembre 2011 al 6 maggio 2012.
La mostra Il Secolo d’oro in festa propone per la prima volta una panoramica dei dipinti dell’epoca che hanno questo soggetto . Oltre alle tante splendide opere di importanti artisti del XVII secolo, i visitatori potranno ammirare una vasta carrellata di scene narrative che danno un’idea, spesso in modo ammiccante, del sistema di norme e valori condivisi in quell’epoca. I quadri raffigurano le feste più svariate: eleganti party all’aperto, fiere, banchetti e matrimoni contadini, oltre alle festività di San Nicola e religiose come l’Epifania e la Pentecoste.
L’esplorazione delle possibilità artistiche
Le feste erano un soggetto che i pittori del Secolo d’oro prediligevano. I dipinti di questo genere probabilmente si vendevano bene, ma offrivano anche agli artisti l’opportunità di spingersi al di là dei confini della propria arte. La popolarità crescente di cui il soggetto godette nel XVII secolo si deve soprattutto a Jan Steen, il pittore che più e meglio di ogni altro ritrasse le feste. Non solo ne dipinse una grande varietà, più di qualsiasi altro pittore, ma eccelse anche per la straordinaria vivacità delle espressioni dei visi raffigurati e l’umorismo delle composizioni. Di lui sono esposte sette opere.
Ritratto di uno stile di vita libertino
Non tutte le occasioni festive del XVII secolo sono raffigurate nei dipinti; infatti non conosciamo rappresentazioni di feste di compleanno o natalizie. Altre festività, come San Nicola, sono molto rare. Degno di nota è il fatto che molte sono le opere con i matrimoni dei contadini come soggetto, mentre non ci sono quasi immagini di feste nuziali delle classi più agiate. Sembra quasi che i pittori prediligessero i festeggiamenti dove ci si lasciava andare a comportamenti licenziosi.
Nella mostra, la pittura di Haarlem occupa un posto di spicco. Il genere pittorico della “compagnia galante”, introdotto ad Amsterdam da David Vinckboons, conobbe un forte sviluppo ad Haarlem, a opera di artisti quali Esaias van de Velde, Dirck Hals e Willem Buytewech. Frans Hals, il pittore più famoso di Haarlem, nei suoi innovativi ritratti di gruppo della guardia civica ha messo in scena con caratterizzazioni felici, gesti ed espressioni di una vivacità fino ad allora sconosciuta gli ufficiali che banchettavano. Jan Steen dipinse molte delle sue opere migliori ad Haarlem.
Catalogo
Se per gli spettatori del XVII secolo le cattive maniere e le situazioni comiche dovevano risultare immediatamente evidenti, oggi abbiamo spesso bisogno di conoscere i retroscena per poter comprendere i dipinti. Perciò la mostra è accompagnata da un’audioguida e da un ampio catalogo con un saggio introduttivo di Anna Tummers (conservatrice del Frans Hals Museum e curatrice della mostra). Thijs Weststeijn (ricercatore presso l’Università di Amsterdam, specializzato nella teoria e nella filosofia dell’arte del XVII secolo) descrive quali idee regnassero in quel tempo sulla raffigurazione pittorica delle feste e sulla funzione dell'alcool, dei comportamenti libertini e dell'umorismo in questo contesto. Herman Roodenburg (titolare della cattedra , finanziata da terzi, di Antropologia ed etnologia storica dell’Europa presso VU Università di Amsterdam) e Mickaël Bouffard-Veilleux (ballerino e storico della danza) discutono in un saggio comune come i pittori del XVII secolo facessero assumere alle figure che ritraevano determinati atteggiamenti e le facessero danzare, e in che misura questi atteggiamenti coincidessero con l’idea di “decoro” nelle diverse classi sociali. Marieke de Winkel (specializzata nello studio dei costumi) illustra nel suo articolo l’abbigliamento nel XVII secolo e spiega quello che si può dedurre dagli abiti raffigurati. (c. 16o pagine, a pieno colore, edizione in olandese e in inglese, NAI Publishers, prezzo al pubblico c. €27,50).
Attività e audioguida
In concomitanza con la mostra si organizzano varie attività e vari eventi, ad esempio conferenze, giornate dedicate alle famiglie, offerte comprensive di escursione in battello e workshop. Il prezzo d’ingresso comprende un’audioguida in due lingue (olandese, inglese).
Sponsor
Il sostegno finanziario di VSB Fonds, SNS REAAL Fonds, Dr. Marijnus Johannes van Toorn & Louise Scholten Stichting, Stichting Zabawas , J.C. Ruigrok Stichting, Prins Bernhard Cultuurfonds e Banca ABN AMRO ha reso possibile la realizzazione dell’esposizione. Il Museo riceve appoggi finanziari da BankGiro Loterij.
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Titolo Il Secolo d’oro in festa
Periodo: dall’11-11-2011 al 6-5-2012
Sede Frans Hals Museum, Groot Heiligland 62, Haarlem
Telefono 0031-23- 511 57 75
Orari di apertura da martedì a sabato, dalle ore 11.00 alle 17.00; domenica e giorni festivi, dalle ore 12.00 alle 17.00
Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio
venerdì 22 luglio 2011
Mostra in Olanda: Rubens, Van Dyck & Jordaens
Rubens, Van Dyck & Jordaens
Pittori fiamminghi dalla collezione dell’Hermitage
Dal 17 settembre 2011 fino al 16 marzo 2012 l’Hermitage di Amsterdam ospita una straordinaria selezione proveniente dalla collezione di opere fiamminghe dell’Hermitage di San Pietroburgo, un’eccezionale raccolta di 75 dipinti e circa 20 disegni che comprende vari capolavori dei tre maestri della scuola anversate, Peter Paul Rubens, Anthonie van Dyck e Jacob Jordaens, oltre alle opere dei loro celebri contemporanei.
Peter Paul Rubens (1577–1640) occupa un posto dominante con ben 17 dipinti e molti disegni. Egli fu infatti il più importante, il più geniale e influente pittore fiammingo del XVII secolo. Ma Rubens si fece conoscere e rispettare anche come affabile aristocratico, diplomatico, collezionista e la sua bottega era un’impresa ben organizzata. Nella sua epoca l’artista fu un vero e proprio fenomeno, un homo universalis. Le sue opere, sia religiose sia profane, testimoniano il suo ineguagliabile talento. Uno dei sommi capolavori è la famosa Deposizione dalla croce (c. 1618), in cui Rubens ritrasse con grande suggestione e drammaticità la sofferenza di Cristo. Il dipinto non è mai stato dato in prestito prima d’ora.
La mostra illustra ampiamente l’influenza esercitata da Rubens e presenta gli artisti che ne seguirono l’esempio. Gli eleganti e raffinati ritratti eseguiti da Anthonie van Dyck (1599–1641), il più capace allievo di Rubens, hanno un posto di spicco nell’esposizione. Attorno al 1638 Van Dyck ritrasse il sovrano d’Inghilterra Carlo I e la sua consorte, la principessa francese Henriette Maria. In quel momento Van Dyck era già da alcuni anni pittore di corte in Inghilterra ed era stato investito del titolo di “sir Anthony”.
Il terzo grande rappresentante della scuola fiamminga, Jacob Jordaens (1593–1678), non era un allievo di Rubens ma ne fu ugualmente ispirato. Nei suoi imponenti dipinti lo spettatore respira la vibrante vitalità fiamminga. Perfino le opere di soggetto storico emanano un’atmosfera tipicamente fiamminga.
Per informazioni consultate il sito
Fonte: www.holland.com
martedì 12 luglio 2011
Giovanni Marinelli : mostre estate 2011
GIOVANNI MARINELLI
PHOTOGRAPHER
ESTATE 2011
Urbino, Orto dell'Abbondanza, 29 giugno – 27 novembre 2011
54. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE
Biennale Arte 2011, Padiglione Italia, Regione Marche
Chicago (USA), KKAP Gallery, 24 giugno – 12 luglio 2011
Mostra personale JAZZ FOR THE EYE
Forte dei Marmi, Palasport, 29 luglio – 1 agosto 2011
Mostra personale per ARTE FORTE, Fiera d’Arte Moderna e Contemporanea
Forte dei Marmi, Palasport, 19 – 22 agosto 2011
Mostra personale per PROPONENDO, Nuove proposte per l’Arte Contemporanea
Giovanni Marinelli, noto artista pesarese impegnato da oltre quarant’anni nell’arte della fotografia, da un decennio a questa parte espone in tutto il mondo. Dopo le importanti mostre realizzate quest’anno anche a Berlino, Bruxelles e Londra, dove a maggio si è appena conclusa Egos, alla Royal Opera Arcade Gallery, Marinelli inaugura la stagione estiva con quattro nuovi appuntamenti internazionali, in apertura tra giugno e agosto 2011.
Classe 1945, Giovanni Marinelli comincia a fotografare fin dagli anni Settanta e con il nuovo millennio è uscito allo scoperto, facendo conoscere i risultati della sua arte volutamente e rigorosamente legata alla tattilità della pellicola e al fascino trepidante dell'attesa dello sviluppo dell’immagine.
Non si è mai lasciato sedurre dalla facilità esecutiva del digitale e neanche dalle possibilità offerte dal colore, prediligendo il rigore formale e la neutralità del bianco e nero. Una vera e propria passione quella di Marinelli che ancora oggi conserva un Durst A600, ingranditore utilizzato per sviluppare i primi rullini, e che continua a stampare in copia unica, su carta politenata ai sali d'argento, e a montare le sue opere fotografiche su pannello "leger".
In Italia, l’intensa estate di Marinelli si apre con la partecipazione al Padilgione Italia della 54. Esposizione Internazionale d’Arte - Biennale di Venezia 2011, a cura di Vittorio Sgarbi.
Nell’ambito del progetto espositivo che, in concomitanza al 150° anniversario dell’Unità nazionale, si estende dalla Serenissima a tutte le Regioni italiane, Marinelli è in mostra, per la Regione Marche, nella collettiva allestita dal 29 giugno al 27 novembre 2011, all’Orto dell'Abbondanza di Urbino, prestigiosa sede riaperta per l’occasione, dove si potrà ammirare un significativo esempio del suo lavoro (Senza titolo, 2006, cm 120 x 75 x 2).
“Partecipo alla Biennale - afferma Marinelli - con un’opera concettuale: un genere che amo da sempre e che sento mi rappresenta al meglio, lasciando più di ogni altro libertà di interpretazione e di immaginazione da parte di chi guarda. Un vero e proprio stimolo alla fantasia ma anche all’introspezione”.
In concomitanza alla Biennale, Giovanni Marinelli espone altre opere alquanto rappresentative della sua carriera in una mostra personale a Chicago e in due personali italiane, a cura della A.A.P. Anonima Art Projects, a Forte dei Marmi, in Toscana.
Oltreoceano si tiene Jazz for the eye, a cura di Stefania Carozzini, alla Kkap Gallery, dal 24 giugno al 12 luglio 2011, con undici opere fotografiche della magnifica e celebre serie dedicata al Jazz (2002-2008) che riporta al lungo e intenso periodo di scatti realizzati al Fano Jazz Festival, di cui l’artista è fotografo ufficiale.
A Forte dei Marmi, nell’ambito di Arte Forte, Fiera d’Arte Moderna e Contemporanea che si svolge al Palasport, dal 29 luglio al 1 agosto 2011, Marinelli accoglie i visitatori all’ingresso, nel lungo corridoio vetrato che si affaccia sull’esterno, dove si stagliano sei grandi totem di due metri e mezzo, sempre sul tema del Jazz, e una decina di opere fotografiche della serie Fior di loto (2005-2008) che sono un sublime esempio del suo lavoro sulla natura. Infine tre totem dedicati al Mare (2003-2005) e una miscellanea di altri capolavori, comprese le sue stranianti riprese d’interni, compongono la personale nel contesto di Proponendo, Nuove proposte per l’Arte Contemporanea, sempre al Palasport di Forte dei Marmi, dal 19 al 22 agosto 2011.
Molte le opportunità dunque per lasciarsi affascinare dalle immagini di Marinelli le cui opere si basano sulle potenzialità e sulla padronanza del mezzo fotografico tradizionale, usato dall’artista per trasfigurare la realtà in un tempo ed uno spazio non più riconoscibili, al di là dell’appartenenza a temi specifici (musica, natura, architettura, concettuale, etc.). L'immagine è come sospesa e dominata da un profondo silenzio, dove luci ed ombre invadono le forme creando evocative trame emozionali.
In un’epoca sempre più attratta dai linguaggi e dalle realtà virtuali, Marinelli sceglie di affermare con forza la sua appartenenza ad un ambiente culturalmente e fisicamente definito, in cui approfondire un dialogo intimo con il proprio io e ricreare un nuovo rapporto con il mondo attraverso le sue fotografie, tutte rigorosamente senza titolo per lasciare sempre spazio alla contemplazione individuale.
In occasione dell’apertura del Padilgione Italia - Biennale di Venezia 2011 ad Urbino esce inoltre il nuovo catalogo di Giovanni Marinelli intitolato L’immobilità del silenzio. Pubblicato da Greta Edizioni con il Patrocinio del Comune di Pesaro e della Provincia di Pesaro e Urbino, il volume di 68 pagine raccoglie un’antologia delle migliori opere fotografiche, realizzate negli ultimi cinque anni dall’artista.
Così scrive Marianna Perazzini nell’introduzione: “Nel corso della sua carriera di fotografo il suo sguardo si è soffermato ad indagare le realtà a lui più intimamente ed emotivamente vicine, situazioni e luoghi che sono diventati il mezzo per riflessioni di natura estetica.
I sentimenti profondi che da sempre lo legano alla musica diventano protagonisti nella serie di scatti dedicati al jazz. Il suo sguardo affascinato, attraverso il teleobbiettivo, si fa medium affettivo dell’evento; si muove indisturbato tra le vibrazioni armoniose degli strumenti, congelando in uno scatto ogni estasi sonora.
I paesaggi naturali, molto amati da Marinelli, sono dominati da profondi silenzi. Immersa nell'abbagliante vibrazione della luce, la Natura perde la sua fisicità, diventando un luogo dell'anima. Sono immagini dal forte potere evocativo in cui l'uomo non viene contemplato. Le sue fotografie aeree, riprese con pellicole ad infrarossi, catturano le rughe della terra che diventano geometrie di sapore concettuale, fortemente stranianti, forme di un linguaggio dove arte e natura si mettono in relazione nell' impianto stesso dell'opera.
Di toccante suggestione anche la "vita silente" delle riprese d'interni. L'obbiettivo di Marinelli si insinua mestamente tra ciò che resta di un luogo abbandonato, catturando le tracce di un universo dimenticato; racconta il senso inquietante dell'assenza attraverso il lirico silenzio di quelle stanze spoglie, diventando il testimone di una realtà che è stata e che trasuda ancora tutta la sua antica memoria.
Non c’è volontà di denuncia nel suo lavoro, ma una ricerca estetica tesa a riscoprire la bellezza dell’esistenza in ogni sua forma.
Al frastuono cromatico e all'osservazione fugace che caratterizza la nostra epoca, Marinelli propone il silenzio della riflessione attraverso la purezza formale della sua impalcatura compositiva, offrendoci una mappatura emozionale del reale, capace di addentrarsi nel variegato vocabolario del linguaggio dell'arte”.
NOTA BIOGRAFICA / ESPOSIZIONI
Nato a Pesaro nel 1945, Giovanni Marinelli comincia a fotografare fin dagli anni Settanta. Dal 2000 è fotografo ufficiale del Fano Jazz Festival.
Espone dal 2003 e, tra i tanti riconoscimenti, riceve nel 2009 il Primo Premio per la Fotografia al Premio Internazionale Giotto 2009.
Tra le mostre personali degli ultimi anni, in Italia e all’estero, si ricordano: nel 2009 "80 SCATTI NEL MONDO" e nel 2010 "IL TEMPO DEL SILENZIO” entrambe alla Galleria Zamenhof di Milano (curatrice Valentina Carrera); nel 2010 "MOVING TIME" allo Spazio i di Padova (curatrice Diletta Biondani); " RICORDARE GUERNICA PER RICORDARE " alla Galleria Voltone della Molinella di Faenza (curatore Gianni Morsiani); la BIENNALE D'ARTE di ASOLO e l’importante mostra "FREQUENCY" alla Onishi Gallery di New York City (curatrice Stefania Carrozzini); ancora nel 2010 “ARTOUR ITALIA-FRANCIA" al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure (curatrice Caterina Maggia) e "DISSOLVENZE INCROCIATE" al Palazzo Racchetta di Ferrara (curatore Virgiilio Patarini).
Da gennaio a maggio 2011, Marinelli ha esposto inoltre le sue opere fotografiche nelle mostre: "THE WAIS OF ART" alla Infantellina Contemporary di Berlino (curatrice Rosi Raneri); "CLICK-ART" alla Galleria del Teatro Romano di Fiesole (curatore Simone Gianassi); "INTERNATIONAL FAIR CONTEMPORARY ART " a Innsbruck (curatore Simone Gianassi); "CONTEMPORARY LANGUAGES" alla AmArt Gallery Brussels di Bruxelles (curatrice Rosi Raneri); "JAZZ FOR THE EYE" alla Cortina Arte di Milano (curatrice Stefania Carrozzini); "PUNTI DI VISTA" alla Galleria Wikiarte di Bologna (curatore Rubens Fogacci) e infine " EGOS " Contemporary Art Exhibition alla Royal Opera Arcade Gallery di Londra (curatrice Rosi Raneri).
Una delle sue opere fotografiche concettuali è in esposizione permanente alla Galleria Civica d’Arte Moderna e contemporanea “Giuseppe Sciortino” di Monreale a Palermo.
L'opera di Marinelli viene citata in numerosi libri d'arte.
GIOVANNI MARINELLI
PHOTOGRAPHER
Via Urbania 1 Pesaro (PU) T 0721 24869
photo@giovannimarinelli.com / www.giovannimarinelli.com
CATALOGO
GRETA EDIZIONI
Con il Patrocinio del Comune di Pesaro
e della Provincia di Pesaro e Urbino
L’immobilità del silenzio
Immagini fotografiche in bianco e nero
Testo critico di Marianna Perazzini
68 pagine, cm 23x33 fuori formato
carta riciclata da foreste controllate
www.gretaedizioni.com
INFO MOSTRE
54. ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE D’ARTE
Biennale Arte 2011, Padiglione Italia, Regione Marche
Urbino, Orto dell'Abbondanza, 29 giugno – 27 novembre 2011
Orari > martedì – giovedì 15.30 – 19.30 (la mattina su prenotazione) / venerdì – domenica e festivi 10.00 – 19.00
www. cultura.marche.it
JAZZ FOR THE EYE
Chicago (USA), KKAP Gallery, 24 giugno – 12 luglio 2011
www.kasiakaygallery.com
ARTE FORTE, Fiera d’Arte Moderna e Contemporanea
Forte dei Marmi, Palasport, 29 luglio – 1 agosto 2011
Orari > 18.00 - 24.30 / sabato e domenica 10.00 - 13.00; 18.00 - 24.30
www.fierarteforte.com
PROPONENDO, Nuove proposte per l’Arte Contemporanea
Forte dei Marmi, Palasport, 19 – 22 agosto 2011
Orari > 18.00 - 24.30 / sabato e domenica 10.00 - 13.00; 18.00 - 24.30
www.proponendo.com
UFFICIO STAMPA
BILDUNGCOMUNICAZIONE
Alessandra Zanchi
M 392 7128292
ufficiostampa@bildungcomunicazione.com
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