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domenica 15 aprile 2012

Rembrandt, incidere la luce. I capolavori della grafica alle Scuderie del Castello visconteo di Pavia

Rembrandt Incidere la luce I capolavori della grafica Scuderie del Castello Visconteo, Pavia Fino al 1 luglio 2012 Grande successo di pubblico per la mostra Rembrandt. Incidere la luce allestita alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia fino al 1 luglio. Nel weekend di Pasqua le splendide incisioni del Maestro olandese sono state ammirate da circa 1.000 visitatori, un'ottima affluenza per una mostra di grafica. L'esposizione presenta quaranta incisioni, gran parte delle quali esposte per la prima volta al pubblico, e tutte provenienti dalla Collezione Malaspina, prestigiosa raccolta grafica a livello nazionale e nucleo fondante dei Musei Civici di Pavia. Una preziosa occasione quindi anche per scoprire il patrimonio artistico della città di Pavia e le suggestive sale espositive delle Scuderie. "Siamo molto soddisfatti dei risultati di pubblico che sta ottenendo la mostra Rembrandt. Incidere la luce. Dopo i numeri da record di Degas, Lautrec, Zando’. Les folies de Montmartre con cui superare i 1000 visitatori giornalieri era una consuetudine domenicale senza dover aspettare i ponti festivi ora ci misuriamo con numeri ovviamente più contenuti ma che ci sorprendono per una mostra di grafica. Rembrandt è capace di attrarre moltissimi visitatori che ci fanno sperare di eguagliare il successo della grande mostra di grafica di Matisse che abbiamo inaugurato sempre a Pavia. Mostre interamente prodotte da Alef e che risultano vincenti proprio perché capaci di essere a "impatto zero" per le casse del Comune. Stiamo ora lavorando a nuovi grandi progetti sui quali questa volta abbiamo bisogno di sostegno economico per arrivare al nostro obiettivo: superare il record di Degas, Lautrec, Zandò e proiettare Pavia nel circuito delle mostre dai grandi numeri.", ha dichiarato Pietro Allegretti, Presidente di Alef - cultural project management. ................................................................................................................ Dopo il grande successo della mostra Degas, Lautrec, Zando’. Les folies de Montmartre prosegue il programma di valorizzazione culturale delle Scuderie del Castello Visconteo con la mostra Rembrandt. Incidere la luce. I capolavori della grafica dal 17 marzo al 1 luglio 2012. L’iniziativa, promossa dal Comune di Pavia con l'esclusiva partnership istituzionale della Provincia di Pavia e curata da Laura Aldovini con i Musei Civici di Pavia, è prodotta e organizzata da Alef – cultural project management. L’esposizione presenta la produzione grafica del grande artista olandese, Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 1606 - Amsterdam, 1669), celebre pittore, ma anche e soprattutto geniale incisore che, attraverso una grande varietà di soggetti, una straordinaria perizia tecnica e un inconsueto uso della luce, realizzò circa trecento stampe di forte impatto emotivo. In mostra quaranta incisioni - tra autografe dell’artista e alcuni fogli di bottega - gran parte delle quali esposte per la prima volta al pubblico e tutte provenienti dalla Collezione Malaspina, prestigiosa raccolta grafica a livello nazionale e nucleo fondante dei Musei Civici di Pavia. Il percorso espositivo presenta anche tre opere di Albrecht Dürer (1471-1528), al fine di mostrare l’influenza del celebre maestro tedesco su Rembrandt e affiancare due artisti che, seppure distanti cronologicamente e tecnicamente, sono da considerarsi i più grandi incisori di tutti i tempi. Il visitatore potrà ammirare alcuni dei capolavori di Rembrandt tra cui una serie dei suoi famosi ritratti e autoritratti come il Ritratto di Jan Six (1647), l’Autoritratto con la sciarpa al collo (1633) o l’Autoritratto alla finestra (1648), prova di una forte capacità di introspezione psicologica, nonché le celeberrime scene sacre come La morte della Vergine (1639) o La stampa dei cento fiorini (1649 ca.) e anche esempi di opere rimaste ancora oggi enigmatiche nel loro significato, come quella detta generalmente Il Faust (1652 ca.). Con questo omaggio al grande maestro olandese i Musei Civici permetteranno inoltre al pubblico di saggiare la qualità e la rarità di alcune delle incisioni appartenenti alla raccolta di stampe del marchese Malaspina, collezionista eccezionale, che attraverso l’acquisto di oltre 5.000 opere ha saputo ricostruire in modo esaustivo la storia dell’incisione dal Quattrocento al Settecento. Fotografia di Pierino Sacchi ................................................................................................................ Rembrandt Incidere la luce I capolavori della grafica Sede Scuderie del Castello Visconteo di Pavia Viale XI febbraio, 35 - 27100 Pavia Date 17 marzo – 1 luglio 2012
Nuovi Orari Martedì, mercoledì, venerdì: 10.00 – 13.00 | 15.00 – 18.00 Sabato, domenica: 10.00 – 13.00 | 14.00 - 19.00 Giovedì: 10.00 – 13.00 | 15.00 – 21.00 Lunedì chiuso
Biglietti Intero 7,00 euro Ridotto 5,00 euro Convenzionati 6,00 euro
Informazioni www.scuderiepavia.com info@scuderiepavia.com tel +39 0382 - 403726 - + 39 0382 – 538932
Prevendita www.vivaticket.it call center vivaticket a pagamento: 899 666 805, dal lunedì al venerdì 8.00-20.00 | sabato 8.00-15.00 Pagamenti tramite vaglia postale (esclusi vaglia on-line), bonifico bancario e carta di credito. E’ previsto un diritto di prevendita di 1,00 € sui biglietti prenotati on-line sul sito www.vivaticket.it a esclusione delle scuole. Catalogo Silvana Editoriale Ufficio stampa Alef – Cultural project management Ilaria Bolognesi

Roma, Palazzo Sciarra, dal 14 aprile all’1 luglio 2012 SCULTURE DALLE COLLEZIONI SANTARELLI E ZERI

in occasione della XIV Settimana della Cultura > 14 - 22 aprile 2012 ingresso gratuito alla mostra SCULTURE DALLE COLLEZIONI SANTARELLI E ZERI a cura di Andrea G. De Marchi 14 aprile - 1 luglio 2012 Museo Fondazione Roma, Palazzo Sciarra
Dopo il successo della grande mostra sull’icona dell'arte americana del XX Secolo Georgia O’Keeffe, la Fondazione Roma offre al pubblico un’inedita esposizione intitolata Sculture dalle Collezioni Santarelli e Zeri, dedicata a due grandi esponenti del collezionismo italiano, Federico Zeri, celeberrimo critico d’arte, e la famiglia Santarelli. Promossa dalla Fondazione Roma, la mostra è organizzata dalla Fondazione Roma - Arte - Musei con Arthemisia Group, in collaborazione con la Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli, e sarà ospitata nelle sale del Museo Fondazione Roma, Palazzo Sciarra, dal 14 aprile all’1 luglio 2012.
Scultore romano del II secolo d.C. (busto), Torso femminile e testa di Dioniso, marmo bianco statuario (testa), porfido egiziano (torso), cm 82 (testa e torso) x 70 x 40, Roma, Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli, Foto Giuseppe Schiavinotto
In occasione della XIV Settimana della Cultura, dal 14 al 22 aprile, si potrà accedere alla mostra Sculture dalle Collezioni Santarelli e Zeri, presso il Museo Fondazione Roma, Palazzo Sciarra, con ingresso gratuito.
La mostra Sculture dalle Collezioni Santarelli e Zeri, a cura di Andrea G. De Marchi e con la consulenza scientifica di Dario Del Bufalo, presenta in prevalenza statue, grandi frammenti lapidei e bassorilievi dall’antichità all’epoca barocca. Le opere, in gran parte accessibili per la prima volta al pubblico in questa occasione, rappresentano gli interessi sulla scultura di Federico Zeri, condivisi dalla Fondazione Santarelli istituita dai figli nel ricordo dei genitori Dino ed Ernesta Santarelli. Il nucleo fondativo di quest'ultima raccolta e le aggiunte successive evidenziano un'intelligente linea strategica indirizzata su una produzione artistica fino a pochi anni fa assai sottostimata. La cospicua quantità di pezzi va dai reperti archeologici sino al ‘700, con un particolare interesse rivolto ai marmi colorati e alla storia di Roma. Di inestimabile valore storico, artistico e filologico sono le opere provenienti dal lascito del grande Federico Zeri (Roma, 12 agosto 1921 - Mentana, 5 ottobre 1998), che il critico accumulò nell’arco della sua vita, senza mai disporre di grandi mezzi economici – come egli stesso raccontava – ma seguendo la propria curiosità e ricercando sempre la qualità, assistito da un’eccezionale competenza tecnica e da una notevole dimestichezza nel commercio dell’arte. L'occasione consente inoltre interessanti considerazioni sulla figura di quello che è stato probabilmente lo studioso d'arte figurativa più insigne dalla metà del XX secolo in poi. L’evento riunisce pezzi lapidei cercando di raccontare aspetti dello stile, dei soggetti e dei materiali della scultura, attraverso una selezione compiuta fra le due raccolte. L’esposizione mette in evidenza le affinità e le differenze che esse esprimono, permettendo qualche cenno sui vari approcci del collezionista nei confronti dell’opera da acquisire. Novità assoluta è l’illuminazione di alcuni pezzi, dinamica, proveniente da punti differenti. Si potranno così apprezzare meglio la qualità dei materiali e le tecniche scultoree delle superfici, nonché i volumi in gioco. In ultimo è allestito lungo il percorso di mostra Lo studio dello scultore, dove viene ricostruita la bottega di uno scultore, dotata dei vari strumenti e dei materiali di lavoro, per fornire al visitatore un'idea concreta delle tecniche esecutive. All’interno della stanza sono stati collocati lavori dei due celebri falsari romani della prima metà del Novecento: Gildo Pedrazzoni e Alceo Dossena. -------------------------------------------------------------------------------- Ufficio Stampa Arthemisia Group

Carlotta del Belgio a Miramare: gli anni della felicita' Mostra in Belgio

Carlotta del Belgio a Miramare Gli anni della felicità 19 aprile - 10 giugno 2012 Musée BELvue, Bruxelles, Belgio Dal 19 aprile al 10 giugno 2012 il Musée BELvue di Bruxelles ospiterà la mostra Carlotta del Belgio a Miramare. Gli anni della felicità. Un'esposizione dedicata alla figura della principessa Carlotta, figlia di Leopoldo I Re del Belgio, nata a Laeken nel 1840 e giunta in Italia a seguito del matrimonio con l'arciduca Massimiliano D'Asburgo-Lorena. La coppia trascorse i suoi anni più felici, tra il 1860 e il 1864, nel Castello di Miramare, nobile residenza a picco sul mare cinta da un esteso giardino, sorta tra il 1856 e il 1860 proprio per volontà di Massimiliano d'Asburgo.
La mostra presenta circa quaranta opere tra dipinti, litografie, fotografie d'epoca, documenti storici e oggetti personali della Principessa provenienti dalla collezione del Museo Storico del Castello di Miramare di Trieste e dal Museo BELvue: una liaison tra Italia e Belgio che, ripercorrendo la vita personale e artistica di Carlotta, unisce, per la prima volta, le opere di questi due prestigiosi Musei.
Il percorso espositivo si articola in tre sezioni che si snodano in tre sale situate al pianoterra del Museo BELvue. La prima sezione è dedicata ai ritratti di Carlotta che ripercorrono i momenti salienti della sua vita fin dalla sua giovane età come il dipinto La principessa Carlotta da bambina (1842 ca.) di Franz Xaver Winterhalter oppure Ritratto di Carlotta del Belgio in mantiglia (1866) di Tiburcio Sanchez, insieme a una serie di fotografie d'epoca che ritraggono la principessa con la sua famiglia. La seconda sezione presenta, invece, una serie di oggetti e documenti personali della principessa tra cui la palette di acquarelli che utilizzava per dipingere le sue opere, il suo portafortuna e la sua cassetta personale contenente tutto il nécessaire per scrivere. In questa sezione è presente anche il prezioso Journal di Adrien Goffinet. Il documento racconta il ritorno di Carlotta in Belgio ed è stato oggetto di uno studio approfondito da parte di Olivier de France, storico e scrittore. Lo studio è stato inoltre pubblicato dal Fonds du Patrimoine della Fondation Roi Baudouin, con il titolo Riportare Carlotta in Belgio. La missione del barone Adrien Goffinet a Vienna e a Miramare - luglio 1867. Nell'ultima sezione il visitatore potrà ammirare le opere realizzate dalla principessa intorno alla metà del XIX secolo. Dalle tavole emergono le spiccate attitudini artistiche di Carlotta molto apprezzate anche da Massimiliano D'Asburgo, destinatario di diverse opere della consorte, che in parte teneva esposte proprio nel suo studio. Il disegno e la pittura risultano infatti attività congeniali alla sua sensibilità, come testimonia il bellissimo gruppo di piccoli paesaggi ad olio che costituisce la prova più significativa dell'opera pittorica di Carlotta, la quale dalla nativa Fiandra porta in retaggio abilità e passione di disegnatrice e coloritrice. Accanto alle opere della principessa si trovano anche alcuni dipinti di importanti artisti dell'Ottocento, spesso fonti ispiratrici dei suoi lavori, come il bellissimo olio di Jean-Baptiste Van Moer L'isola di San Giorgio Maggiore a Venezia (1859), da cui Carlotta prese spunto per realizzare La chiesa di S. Giorgio Maggiore a Venezia (1859), che ne dimostra l'abilità nel riprodurre complessi scorci prospettici.
Sede Musée BELvue Place de Palais – 1000 Bruxelles, Belgio www.belvue.be
Orari Da lunedì a venerdì: 10.00 – 17.00 Sabato e domenica: 10.00 – 18.00
Ingresso libero Catalogo Silvana Editoriale Ufficio stampa Alef – Cultural project management Ilaria Bolognesi ---------------------------------------------------------------- Charlotte de Belgique à Miramar Les années heureuses Du 19 avril au 10 juin 2012, le Musée BELvue à Bruxelles accueille l'exposition Charlotte de Belgique à Miramar. Les années heureuses. Cette exposition est consacrée à la princesse Charlotte, fille de Léopold Ier, Roi des Belges, née à Laeken en 1840 et arrivée en Italie après son mariage avec l'archiduc Maximilien d'Habsbourg-Lorraine. Le couple vécut de 1860 à 1864 des années heureuses au Château de Miramar, noble résidence surmontant la mer Adriatique, entourée d'un grand jardin et bâtie entre 1856 et 1860 sous l'égide de Maximilien d'Habsbourg lui-même. L'exposition présente près de quarante œuvres : peintures, lithographies, photographies d'époque, documents historiques et objets personnels de la princesse, provenant principalement de la collection du Musée historique du Château de Miramar et du Musée BELvue. Les œuvres de ces deux musées prestigieux sont rassemblées pour la première fois et témoignent de la vie personnelle et artistique de Charlotte. Elles constituent un lien indéniable entre la Belgique et l'Italie. Le parcours de l'exposition s'articule en trois sections réparties dans trois salles au rez-de-chaussée du Musée BELvue. La première section, consacrée aux portraits de Charlotte, retrace les moments importants de sa jeunesse. Parmi eux le tableau La princesse Charlotte enfant (vers 1842) par Franz Xaver Winterhalter, ou le Portrait de Charlotte de Belgique en mantille (1866) par Tiburcio Sanchez. Une série de photographies d'époque présentent la princesse avec sa famille. La deuxième section nous montre, quant à elle, une série d'objets et de documents personnels de la princesse parmi lesquels la palette d'aquarelle qu'elle utilisait pour réaliser ses œuvres, son porte-bonheur et sa cassette personnelle contenant son nécessaire d'écriture. Dans cette section est également présenté le Journal d'Adrien Goffinet. Ce document raconte le retour de Charlotte en Belgique. Il a fait l'objet d'une étude approfondie par Olivier de France, historien et auteur. Cette étude a été publiée par le Fonds du Patrimoine de la Fondation Roi Baudouin sous le titre Ramener Charlotte. La mission du baron Adrien Goffinet à Vienne et Miramar - juillet 1867. Dans la dernière section, le visiteur pourra admirer les œuvres réalisées par la princesse vers le milieu du XIXème siècle. Ils témoignent des dons artistiques indéniables de Charlotte, très appréciés entre autre par son époux, Maximilien de Habsbourg. Elle lui peignit plusieurs œuvres dont une partie agrémentait les murs de son bureau. Le dessin et la peinture convenaient parfaitement à la sensibilité de l'impératrice, comme en témoigne le très beau groupe de petits paysages à l'huile. Ce panneau est significatif de l'œuvre picturale de Charlotte, laquelle a hérité de sa Belgique natale son habileté et sa passion pour le dessin et la couleur. Aux côtés des œuvres de la princesse, on trouve également quelques tableaux d'artistes contemporains importants. Ils furent bien souvent sources d'inspiration pour ses propres œuvres. La très belle huile de Jean-Baptiste Van Moer L'île Saint-Georges Majeur à Venise (1859), par exemple, dont Charlotte s'est inspirée pour réaliser L'église de Saint-Georges Majeur à Venise (1859). Une œuvre qui permet de constater son habileté à reproduire des vues avec des perspectives complexes. Accès Musée BELvue, Place de Palais - 1000 Bruxelles Du lundi au vendredi : 10 à 17 h WE : 10 à 18 h Entrée libre Catalogue de l'exposition Silvana Editoriale

martedì 3 aprile 2012

Massimiliano d'Asburgo e le opere pittoriche nel Castello di Miramare

Proseguono le visite tematiche gratuite legate alla mostra: Giovedì 10 maggio, ore 16.00 Massimiliano d’Asburgo, amatore d’arte e di curiosità condotta da Francesca De Bei Domenica 13 maggio, ore 11.00 Antichi maestri condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi Copia da Lucas Cranach il Vecchio, attribuito Museo Storico del Castello di Miramare ................................................................................................................ In occasione della mostra gli antichi Maestri. Massimiliano d'Asburgo e le opere pittoriche nel Castello di Miramare - in programma al Museo Storico del Castello di Miramare di Trieste fino al 1 luglio - continua, con grande successo, il programma di visite gratuite legate alle figure di Massimiliano e Carlotta e alle tematiche che emergono dall'esposizione. Giovedì 10 maggio alle ore 16.00 i visitatori avranno la possibilità di partecipare alla visita tematica gratuita "Massimiliano d’Asburgo, amatore d’arte e di curiosità" condotta da Francesca De Bei e domenica 13 maggio alle ore 11.00 alla visita "Antichi maestri" condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi. Un'ottima occasione per ammirare una selezione della collezione pittorica di Massimiliano d'Asburgo e della sua consorte Carlotta del Belgio e per visitare il Castello di Miramare, splendida dimora a picco sul mare dove la nobile coppia trascorse gli anni più belli della sua vita. PROGRAMMA VISITE TEMATICHE, MAGGIO 2012: Giovedì 10 maggio, ore 16.00 Massimiliano d’Asburgo, amatore d’arte e di curiosità condotta da Francesca De Bei Domenica 13 maggio, ore 11.00 Antichi maestri condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi Giovedì 17 maggio, ore 16.00 Sissi e Carlotta, La personalità e le vicende di due affascinanti protagoniste nella storia dell’Ottocento condotta da Sara Bergamasco Domenica 20 maggio, ore 16.00 Antichi maestri condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi Mercoledì 23 maggio, ore 16.00 Donne al potere, La ritrattistica femminile in Castello condotta da Paola Granzotto Giovedì 24 maggio, ore 16.00 Massimiliano d’Asburgo, amatore d’arte e di curiosità condotta da Stefania Comingio Domenica 27 maggio, ore 11.00 Antichi maestri condotta da Stefania Comingio, Francesca De Bei, Francesca Grippi Giovedì 31 maggio, ore 16.00 Massimiliano e il Messico, La tragica sorte di Massimiliano condotta da Lucia Marinig ...........................................................................................
allestita fino al 3 giugno 2012. EVENTO GRATUITO 14 aprile ore 11.00 e 19 aprile ore 16.00

Apertura e visita tematica gratuita delle cucine e delle cantine della residenza di Massimiliano e Carlotta In occasione della Settimana della Cultura 2012, il Museo Storico del Castello di Miramare, propone sabato 14 aprile alle ore 11.00, alla presenza del Soprintendente Luca Caburlotto, un altro speciale evento per celebrare l’anniversario dei 150 anni dall’insediamento di Massimiliano d’Asburgo e Carlotta del Belgio nella loro dimora: l’apertura straordinaria, con visita tematica gratuita, delle cucine e delle cantine della residenza. Una straordinaria occasione per scoprire i locali, situati nel piano seminterrato della dimora arciducale, che furono teatro della frenetica attività quotidiana dei cuochi, garzoni e cantinieri che, tra il 1860 e il 1864, imbandirono la tavola di Massimiliano d’Asburgo. I recenti restauri hanno permesso di riscoprire gli spazi architettonici originari, di ipotizzarne le funzioni di un tempo e di attribuire loro nuove possibilità di fruizione. L'intervento conservativo ha quindi salvaguardato e valorizzato ambienti “di servizio”, comunemente considerati beni minori, ma che invece hanno necessità di essere tutelati in quanto testimonianze storiche di estremo interesse. In un'ottica di rivalutazione complessiva e riscoperta di usi quotidiani, ai visitatori, accompagnati da Paola Granzotto, sarà offerta l'opportunità unica di conoscere gli ambienti architettonici e le loro differenti destinazioni d’uso, per lo più legate alla manipolazione del cibo. Le scale di servizio e i montacarichi dell’epoca evidenzieranno i percorsi nascosti, progettati dall’ingegnere Carl Junker, per portare le vivande dalle cucine alla mensa dell’arciduca. Il pubblico potrà ammirare per la prima volta i pochi ma importanti manufatti ancora presenti nella loro collocazione originaria: le antiche cucine economiche di ghisa e i forni in muratura, sapientemente restaurati, sveleranno i segreti tecnici e costruttivi del loro funzionamento. Di seguito, in un percorso sospeso tra arte e gastronomia, Lucia Marinig presenterà al pubblico alcune singolari testimonianze visive e storiche che daranno conto della magnifica ospitalità con cui Massimiliano d’Asburgo riceveva i suoi commensali. Alcuni menù illustrati, un acquarello raffigurante la sala da pranzo di Villa Lazzarovich, prima residenza di Massimiliano a Trieste, carte d’archivio e cronache dell’epoca saranno i protagonisti della narrazione che tratteggerà in controluce le vicende gastronomiche della corte dell’arciduca. Immagini e documenti racconteranno storie dimenticate di cuochi, maggiordomi e servitori, di squisite prelibatezze, di tavole riccamente imbandite e di ricette provenienti da mondi sorprendentemente lontani. Sarà possibile visitare le cucine e seguire la visita tematica anche giovedì 19 aprile alle ore 16.00.

LA MOSTRA

L'esposizione illustra una selezione della collezione pittorica della nobile coppia conservata nei depositi del Museo Storico del Castello di Miramare. Se nella precedente mostra - “Il sogno di Massimiliano e Carlotta. MIRAMARE 1860” - conclusasi il 14 febbraio scorso, si presentavano opere prevalentemente ottocentesche, in questa occasione si vuole invece sottolineare il fascino che esercitò su Massimiliano l'arte del passato. Il precoce interesse verso il mercato antiquario permise infatti al giovane arciduca di costituire una raccolta pittorica arricchita anche da opere di antichi maestri, acquistate, spesso su consiglio di esperti del settore, presso rinomate botteghe d'antiquariato a Vienna e a Venezia. Un nucleo di dipinti che ben riflette i gusti collezionistici dei committenti, da cui traspare la preferenza accordata alla scuola italiana, tedesca e fiamminga dei secoli XVI-XVIII, come dimostrano i lavori legati alla cerchia di Bernardo Strozzi o il Ciclo dei mesi, stagioni ed elementi di Jan van den Hoecke, le allegorie del Gusto e dell'Odorato di Johann Heinrich Schönfeld. A conferma dell'attenzione riservata alle attività culturali che promuovono la storia e la collezione del Castello, da aprile alcune opere del Museo Storico di Miramare saranno inoltre protagoniste di una speciale mostra presso Il Museo BELvue di Bruxelles in Belgio, patria natale di Carlotta.


Orari
Tutti i giorni 9.00 – 19.00 chiusura biglietteria 18.30
Biglietti
intero 6,00 euro ridotto 4,00 euro
Informazioni
Museo Storico del Castello di Miramare Viale Miramare, 34151 Trieste www.castello-miramare.it Tel. (+39) 040.224143 | Fax (+39) 040.224220 info@castello-miramare.it

lunedì 12 marzo 2012

Mostra di Mirò a Roma fino al 10 giugno 2012

Miró! Poesia e luce
 A cura di María Luisa Lax Cacho
Roma, Chiostro del Bramante 16 marzo - 10 giugno 2012

Promozione Festa della Mamma 2012

Domenica 13 maggio, in occasione della Festa della Mamma, tutte le mamme accompagnate dai propri figli potranno accedere in mostra con il biglietto ridotto (mamma e figlio pagano € 10 invece che € 12 ciascuno) e il costo dell’audioguida sarà di € 5 anzichè € 8.

Promozione per il 20 aprile 2012

In occasione della ricorrenza del compleanno di Joan Miró, Venerdì 20 aprile 2012 si potrà accedere alla mostra Miró! Poesia e luce - Chiostro del Bramante, fino al 10 giugno 2012 - con ingresso ridotto (€ 10 invece che € 12). La promozione è valida solo per coloro che acquisteranno il biglietto il giorno stesso direttamente presso la biglietteria del Chiostro del Bramante, Via delle Pace.
Era da molti anni che Roma non ospitava una rassegna esaustiva dell’opera di Joan Miró. E non solo. Perché al Chiostro del Bramante si potranno ammirare oltre 80 lavori, del genio catalano, mai giunti prima nel nostro Paese, tra cui 50 olii di sorprendente bellezza e di grande formato, ma anche terrecotte, bronzi e acquerelli. E questo grazie alla Fundació Pilar i Joan Miró di Palma di Mallorca, che detiene gran parte del patrimonio dell’artista e che ha concesso in via del tutto straordinaria le sue opere per un’anteprima italiana. La mostra Miró! Poesia e luce, sarà ospitata a Roma al Chiostro del Bramante dal 16 marzo al 10 giugno 2012, ed è prodotta e organizzata da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, con DART Chiostro del Bramante. La curatrice dell’esposizione è María Luisa Lax Cacho è ritenuta la massima esperta internazionalmente dell’opera di Miró. La mostra darà conto dell’intera produzione artistica di Miró, nato nel 1893, tra gli anni 1908-1981. Un particolare approfondimento sarà rivolto alle opere create nei trent’anni anni in cui Miró visse a Mallorca e cioè dal 1956 fino alla morte avvenuta nel 1983. Un periodo particolarmente felice per l’artista, che finalmente aveva a sua disposizione un grande atelier e un laboratorio, a contatto con la natura sua musa ispiratrice, che dà vita a nuove idee e che gli fa iniziare contemporaneamente più opere. Si è detto dell’importanza del luogo di lavoro per Miró. Per questo si è pensato di ricreare integralmente negli spazi espositivi della mostra lo studio in cui Miró creò i suoi capolavori. Si potranno così vedere anche tutti gli oggetti, i pennelli e gli strumenti originali che l’artista usava e che si sono conservati grazie all’attività della Fondazione. “L’incontro di fantasia e di controllo, di oculatezza e di generosità, che forse si può considerare una caratteristica della mentalità catalana, può spiegare, in parte almeno, la base fondamentale dell’arte e della personalità di Joan Miró”. Così ha scritto Gillo Dorfles in un suo saggio sull’artista catalano. E’ per questo che pare oltremodo opportuna la cornice rinascimentale del Chiostro del Bramante quale contrappunto allo spirito multiforme di Miró e al suo linguaggio fatto di macchie, grafismi, spruzzi, impronte, abrasioni, suture e chiodi. In mostra si potranno ammirare, tra gli altri capolavori, gli olii Femme dans la rue (1973) e Untitled (1978); i bronzi come Femme (1967); gli schizzi tra cui quello per la decorazione murale per la Harkness Commons-Harvard University, tutti provenienti dalla collezione di Palma di Maiorca.
INFORMAZIONI
 Sede Chiostro del Bramante Arco della Pace, 5 00186 Roma
T +39 06 68809036
www.chiostrodelbramante.it
 Orario apertura Tutti i giorni dalle 10,00 alle 20,00 Sabato e Domenica dalle 10,00 alle 21,00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
 Informazioni e prenotazioni T 06 916 508 451
 Biglietteria on line www.mostramiro.it www.ticket.it/miro/ Biglietti Intero € 12,00 Ridotto € 10,00 (Valido per gruppi di almeno 15 persone, visitatori oltre i 65 anni, studenti universitari fino ai 26 anni) Scuole € 5,00 Famiglia € 30,00 (Valido per nuclei familiari di minimo 3 persone)
Fonte: Ufficio stampa Arthemisia Group Adele della Sala - ads@arthemisia.it -

mercoledì 25 gennaio 2012

Sorolla Giardini di Luce: Ferrara palazzo dei diamanti

SOROLLA. Giardini di luce
Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 17 marzo - 17 giugno 2012

Mostra a cura di Tomàs Llorens, Blanca Pons-Sorolla, María López Fernández e Boye Llorens, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con il Museo de Bellas Artes di Granada e il Museo Sorolla di Madrid.
Aperto tutti i giorni, lunedì incluso, dalle 9.00 alle 19.00.
Aperto anche Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno.



La mostra che Palazzo dei Diamanti ha in programma per la primavera 2012 presenterà per la prima volta in Italia l'opera di Joaquín Sorolla (1863-1923), straordinario interprete della pittura spagnola moderna.

Esponente di spicco della Belle Epoque, celebrato ritrattista accanto a Sargent e Boldini, Sorolla è oggi considerato una delle personalità più affascinanti del panorama artistico spagnolo in quel periodo cruciale, tra Ottocento e Novecento, segnato dalla diffusione delle poetiche impressioniste e simboliste.

Ferrara Arte rende omaggio al maestro valenciano con una mostra organizzata in collaborazione con il Museo de Bellas Artes dell'Alhambra di Granada e il Museo Sorolla di Madrid, che la ospiteranno dopo l'esordio italiano, e curata da un comitato di esperti quali Tomàs Llorens, Blanca Pons-Sorolla, María López Fernández e Boye Llorens.

L'esposizione mette a fuoco un momento cruciale della parabola creativa del pittore: gli anni della piena maturità e, in particolare, le opere nate dalla fascinazione del tema del giardino e dall'incontro con l'Andalusia. In questa fase della sua vita, nonostante il successo e gli incarichi ufficiali, Sorolla continua a riflettere sulle possibilità della propria pittura e sviluppa una produzione originale caratterizzata dalla poetica del silenzio e dell'intimità e da un linguaggio raffinato, che rivelano sorprendenti assonanze con la sensibilità simbolista e modernista del suo tempo. La rassegna indaga per la prima volta questo processo di introspezione e questa ricerca di essenzialità, gettando nuova luce sulla personalità artistica di Sorolla. Sarà, inoltre, l'occasione per approfondire il rapporto intercorso tra l'artista spagnolo e Giovanni Boldini.

Ad aprire la mostra sarà un'importante serie di ritratti della famiglia del pittore nella cornice di giardini con fontane: capolavori come María vestita da contadina valenciana, Saltando con la corda o Guardando i pesci, nei quali le figure si fondono nell'atmosfera sfavillante di pennellate di colore puro o disegnano sagome sinuose su lucenti specchi d'acqua, in un gioco di corrispondenze tra il soggetto e il paesaggio che preannuncia la modernità dell'ultima produzione di Sorolla.

Di fondamentale importanza nell'evoluzione del suo percorso artistico è la scoperta dell'Andalusia dove il pittore soggiorna ripetutamente tra il 1908 e il 1918. La suggestione che riceve da quei luoghi è così forte da segnare profondamente lo stile della sua tarda maturità, nel quale si coglie un progressivo passaggio dal naturalismo alla ricezione di risonanze simboliste. La mostra ricostruisce le tappe dell'incontro con quella terra e con quella cultura millenaria, a partire dal grandioso paesaggio della Sierra Nevada che offre materia per visioni liriche e cristalline, fino allo studio di soggetti andalusi come nella visione raccolta di Joaquína la gitana o nel più spettacolare Patio de artistas del Café, interpretazioni originali lontane dagli stereotipi del folklore locale.

Ma ad ispirare Sorolla in Andalusia sono soprattutto i patii e i giardini islamici dell'Alhambra e dell'Alcazar di Siviglia, come dimostra la straordinaria serie di dipinti che l'artista dedica a questi temi nel corso di un decennio, restituendo tutto il fascino di quei luoghi appartati e ad un tempo solenni, che avevano esercitato una profonda influenza anche sulla poesia e sulla musica spagnola dell'epoca. In queste composizioni, da cui è bandita la presenza umana, le architetture vegetali, i marmi, le ceramiche, le fontane, la luce e i colori danno vita a una polifonia sensoriale ricca di risonanze. Il pennello dell'artista si sofferma sui riflessi dell'acqua, sulla luce che sembra dissolvere le geometrie architettoniche e sul mosaico cromatico dei giardini, protagonisti di una pittura che parla una lingua sempre più pura e raffinata.

L'esperienza andalusa impone una profonda metamorfosi all'opera di Sorolla che culmina nelle opere ispirate al giardino della nuova casa di Madrid. L'anziano pittore aveva dedicato molte energie alla costruzione di questo luogo, che fu concepito sul modello degli angoli verdi di Siviglia e Granada, arrivando perfino ad importare dall'Andalusia fontane, ceramiche, colonne, statue, alberi da frutto e piante ornamentali, con una passione che ricorda quella profusa da Monet nel suo stagno di ninfee. E come Monet a Giverny, Sorolla trova nel proprio giardino una fonte inesauribile di spunti per tradurre sulla tela la lezione di essenzialità e lirismo appresa in Andalusia.

Nelle sale di Palazzo dei Diamanti si svilupperà un racconto avvincente, intessuto di rimandi all'esperienza biografica di Sorolla e alla cultura contemporanea, attraverso una selezione di circa 60 dipinti ed un piccolo nucleo di disegni e di preziosi documenti, provenienti da collezioni pubbliche e private, tra le quali spicca il Museo Sorolla di Madrid.




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fonte: Ufficio stampa
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venerdì 18 novembre 2011

Mondriaan l'armonia perfetta a Roma dal 9 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012

Mondriaan. L’armonia perfetta”: dall’8 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012 il Complesso del Vittoriano di Roma ospita una grande retrospettiva che, attraverso circa 70 olii e disegni del pittore olandese e oltre 40 opere di artisti che influenzano la sua evoluzione, ripercorre l’intero cammino artistico di uno dei più importanti Maestri del XX secolo valorizzando la sua coerenza nel perseguire l’obiettivo di un’arte astratta.

L’esposizione presenta capolavori in gran parte concessi eccezionalmente dal Gemeentemuseum de L’Aia e vanta la collaborazione e il supporto di grandi istituzioni museali come il Denver Art Museum, il Philadelphia Art Museum, la National Gallery of Canada di Ottawa, il National Museum of Modern Art di Kyoto.

La mostra “Mondriaan. L’armonia perfetta” è a cura di Benno Tempel, Direttore del Gemeentemuseum de L’Aia, e si avvale di un prestigioso comitato scientifico composto da Hans Janssen, Gemeentemuseum, L’Aia, Franz W. Kaiser, Gemeentemuseum, L’Aia, Michael White, Università di York, Frans Postma, Architetto.

L’esposizione, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione e con la partecipazione della Regione Lazio – Presidenza e Assessorato alla Cultura, Arte e Sport -, di Roma Capitale - Assessorato alle Politiche Culturali e del Centro Storico, Assessorato alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani –, della Provincia di Roma – Presidenza e Assessorato alle Politiche culturali - e con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero degli Affari Esteri, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. La rassegna è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.

“Piet Mondrian è uno dei pochi artisti che hanno lasciato una produzione regolare. Pochi come lui hanno saputo rinnovarsi continuamente dall’inizio della loro carriera sino alla morte, mantenendo una tensione costante. In questa produzione, ciò che affascina e desta ammirazione è la ricerca di una pittura armoniosa, dalla quale sarebbe nata l’arte astratta… Per Mondrian l’arte era più che la mera riproduzione della realtà. Con la sua pittura, voleva raggiungere uno scopo più alto. Era alla ricerca dell’armonia, di un’arte universale”. Le parole di Benno Tempel ben esemplificano il titolo della mostra “Mondrian. L’armonia perfetta”.

La mostra

Nei Paesi Bassi del primo Novecento Piet Mondrian (Amesfoort, 1872 – New York, 1944) è un paesaggista di successo. Il passaggio dalla prima maniera naturalistica alla ricerca simbolista avviene con il trasferimento nel 1908 a Domburg in Zelanda e con l’incontro di J. Toorop. Il simbolismo conduce Mondrian a semplificare l’ossatura dell’immagine e, allo stesso tempo, a usare un colore vivo, talora steso a zonature, talora accostato secondo la tecnica divisionista e fauve.

Negli anni a cavallo tra i due secoli, gli artisti d’avanguardia non si accontentano più di un’arte deputata a rappresentare l’aspetto esteriore della realtà, e ricercano una verità più profonda, oltre l’esteriorità. Mondrian crede di poterla trovare nella teosofia di Madame Blavatsky e Rudolf Steiner – dottrina in bilico tra filosofia, religione e scienza. Come sottolinea Benno Tempel “La teosofia parte, tra le altre cose, dalle forze che agiscono tra uomo e donna, che anche Mondrian raffigura nella sua opera. Forse l’osservatore non lo percepisce immediatamente ma, sapendo che l’elemento femminile è reso dalla orizzontale e il maschile dalla verticale, risulta chiaro che Mondrian attribuisce un ruolo importante a questi elementi sin dall’inizio della sua parabola artistica, prima nelle sue figurazioni, poi nelle composizioni astratte… Per Mondrian è infatti importante soprattutto la relazione tra l’orizzontale (femminile) e il verticale (maschile). La ricerca di questa armonia universale mantiene una posizione centrale nell’intero arco della sua produzione. Nella teosofia è importante l’evoluzione dell’uomo, che, da creatura inferiore, materiale, si eleva a una superiore condizione spirituale. Un processo che Mondrian esprime con particolare chiarezza.”

Nel 1911 Toorop e Mondrian organizzano una mostra d’arte moderna ad Amsterdam, e le loro opere vengono esposte tra quelle di Cézanne, Picasso e Braque. Per Mondrian è una rivelazione. E’ la prima volta che vede dei quadri cubisti. Senza pensarci due volte, abbandona la posizione sicura raggiunta nei Paesi Bassi e va a Parigi. Qui la sua evoluzione conosce una fase decisiva. Passando per un breve intermezzo cubista, nel 1914 Mondrian compone i suoi primi quadri astratti. Negli anni parigini la scomposizione della forma organica si attua in composizioni sempre più rigorose nelle quali la superficie è divisa in piccole zone con una sempre più evidente riduzione delle diagonali e delle linee curve. Ma rispetto alla sintassi cubista, la struttura formale dei suoi quadri è ridotta al piano e l’articolazione spaziale viene sin d’ora affidata al colore, dapprima sfumato in tonalità rosa, grigio, azzurro, marrone chiaro, poi con zonature più marcate di blu, rossi e verdi con le quali Mondrian vuole giungere all’essenza formale del soggetto. “Mondrian fece proprio il Cubismo, ponendo l’accento sulla forza analitica di questo nuovo modo di dipingere, con il quale si poteva scomporre la forma esteriore degli oggetti, dispiegarla sul piano, eliminare la tradizionale illusione di profondità e strutturare l’intera superficie della tela. Mondrian continuò a lavorare sulle possibilità di strutturazione per riduzione, già contenute nel cubismo, fino alla pittura astratta.” (B. Tempel).

Dopo il suo rientro in Olanda, dove rimane dal 1914 al 1919, la ricerca di Mondrian si sviluppa verso il rigore astrattista e la totale elementarizzazione delle linee e dei colori. Fonda la rivista d’arte olandese “De Stijl”, uscita per la prima volta nel 1917, e il Neoplasticismo con Theo van Doesburg. Benno Tempel sottolinea che “De Stijl” è stato più di un semplice periodico. Gli artisti che vi scrivono vogliono creare con la loro arte una società nuova. Aspirano a un’opera d’arte totale, in cui pittura, scultura, grafica e architettura formano un insieme unico. Inoltre, credono che non vi sia gerarchia tra le varie forme d’arte. Questa idea modernissima, che ha esercitato una profonda influenza sull’arte moderna, li porta a occuparsi anche di pubblicità e fotografia.

Per questi artisti l’individualismo, nell’arte come nella vita, è causa di ogni rovina e deviazione dal giusto; è necessario opporre a esso la serena chiarezza dello spirito, che sola può creare l’equilibrio tra l’universale e l’individuale.

Come è scritto nella II Prefazione di “De Stijl” nel 1919 “l’artista è maturato per opporsi alla dominazione dell’individuale nelle arti plastiche e cioè alla forma e al colore naturali, alle emozioni” e così “L’arte nuova ha messo in luce il contenuto della nuova coscienza del tempo: proporzioni bilanciate tra l’universale e l’individuale” (Primo Manifesto della rivista “De Stijl”, 1918).

Il Neoplasticismo si propone di trovare una nuova forma di espressione plastica, non soggettiva ma valida per tutti, “nella astrazione di tutte le forme e di tutti i colori primari nettamente definiti” (P. Mondrian).

Sempre Mondrian nel 1914 scrive: “Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, per esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emotivo che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose... Credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, ma non con calcolo, guidate da un’alta intuizione, e create con armonia e ritmo, queste forme basilari di bellezza, aiutate se necessario da altre linee o curve, possano divenire un’opera d’arte, così forte quanto vera.”

Per Mondrian, dunque, la vita è pura attività interiore. Di qui la necessità di eliminare in arte la presenza del mondo oggettivo: distruggendo l’oggetto nell’arte si avvicina sempre di più l’arte alla verità della coscienza interiore. E’ indispensabile abolire tutti i modi in cui più facilmente può manifestarsi il dato soggettivo, passionale, sentimentale, individualistico. La retta verticale e orizzontale devono essere l’unica misura consentita al Neoplasticismo.

Finita la guerra, Mondrian torna a Parigi dal 1919 al 1938 dove il clima artistico è completamente cambiato. L’artista porta avanti la sua ricerca e pur sembrando universali, le sue opere recano una cifra talmente personale che le composizioni neoplasticiste in rosso, blu e giallo diventano dei veri e propri classici. “Agli elementi espressivi della pittura – linea, colore e forma o superficie – veniva attribuito un valore proprio, che non rimandava a qualcos’altro. In più, Mondrian li ridusse all’essenziale: soltanto linee rette, verticali e orizzontali, mai diagonali; soltanto colori primari – nessun colore composto, come in natura – e i non-colori nero, bianco e grigio. Ne derivò una delle fasi più affascinanti della storia dell’arte moderna: il gioco di Mondrian con le linee orizzontali e verticali e la ricerca della composizione ideale.” (B. Tempel). L’opera d’arte non doveva rappresentare alcunché ma costituire un momento di contatto tra l’uomo e l’universo tendente al superamento di ogni naturalismo o accidentalità in funzione di una restaurazione dell’armonia, dell’immobilità e della quiete perdute. Nel mondo futuro di Mondrian, come scrive lui stesso, l’uomo non sarà “nulla in sé, non sarà che parte del tutto, ed è allora che, avendo perduta la vanità della sua piccola e meschina individualità, sarà felice in questo Eden che avrà creato”.

Il misticismo di Mondrian è di natura mentale anzichè emotiva; in Mondrian l’ascetismo tende a superare il fluttuare delle passioni, i turbamenti, mediante un processo di liberazione dagli stimoli individuali. Il modo con cui Mondrian giunge all’astrattismo puro è un modo graduale: egli toglie progressivamente all’oggetto tutte le sue note individuanti, le sue particolarità, sino a ridurlo a scheletro, a stilizzazione, a linea.

Con la minaccia della Germania nazista, Mondrian decide nel 1938 di trasferirsi a Londra e nel 1940 a New York dove vive la sua ultima stagione felice nell’incontro con un mondo nuovo: la patria del jazz lo ispira, la folla e il dinamismo della metropoli portano un rinnovamento nella sua arte.



Partner: Il Gioco del Lotto - Lottomatica, Eni, Ferrovie dello Stato
Collaboratori ufficiali: Gestore dei Servizi Energetici - GSE, AXA Art, KLM, Cinecittà Luce, Rai Teche
Collaboratori tecnici: Maggiore, Dimensione Suono2, Hotel Eden, The Duke Hotel, Hotel Splendide Royal, Progress Fineart
Organizzazione e produzione: Comunicare Organizzando S.r.l.
Catalogo: Skira
Costo del biglietto: € 12,00 intero; € 8,50 ridotto
Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.30; domenica 9.30 – 20.30
La biglietteria chiude un’ora prima
Per informazioni: tel. 06/6780664