Notizie ed informazioni sulle principali mostre d'arte antica e contemporanea in corso in tutta Italia
Visualizzazione post con etichetta Mostre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mostre. Mostra tutti i post
lunedì 14 marzo 2011
Pesaro - Rudolf Nureyev - LE FOU DE DANSE
Rudolf Nureyev
LE FOU DE DANSE
Fotografie di di Jean-Claude Asquié
12 marzo - 12 giugno 2011
Proartis produzioni artistiche associate
Via Ponchielli 87, Pesaro
Inaugurazione Venerdì 11 marzo ore 18
Prodotta e organizzata da Proartis
In collaborazione con Atelier Danza Hangart
Con il Patrocinio di Comune di Pesaro
Orari
Primo e ultimo sabato del mese 10 - 13 / 16 - 19
Tutti gli altri giorni su appuntamento
Ingresso libero
Info T 0721 392388 / M 338 8403151
www.proartis.it
--------------------------------------------------------------------------------
COMUNICATO STAMPA
Un giorno, nel 1982, Rudolf Nureyev mi passò davanti e lo fotografai.
Con queste parole il fotografo francese Jean-Claude Asquié racconta come ha avuto inizio il suo reportage dedicato al ballerino più famoso del mondo e introduce la mostra di 26 fotografie inedite che insieme ad un video, realizzato per l’occasione, saranno esposte a Pesaro nella mostra Rudolf Nureyev le fou de danse.
La mostra giunge nelle Marche grazie a Proartis produzioni artistiche associate, in collaborazione con Atelier Danza Hangart e con il Patrocinio del Comune di Pesaro, e sarà allestita dal 12 marzo al 12 giugno 2011 presso gli spazi Proartis di via Ponchielli 87.
Il visitatore potrà immergersi in una affascinante carellata di immagini scattate al Théâtre du Châtelet di Parigi nel 1982, in occasione della straordinaria performance di Nureyev, con il Ballet de Nancy e la regia di Serge Golovine, nella riedizione di tre capolavori storici: Petroucka e Le Spectre de la Rose del 1911, su musica di Stravinsky e coreografia di Michel Fochine, e L’après midi d’un Faune del 1912, sull'omonimo preludio di Debussy; i titoli più innovativi creati dalla troupe di Sergei Diaghilev nella prima fase di vita e di successo dei Balletti Russi. Protagonista di allora, il grande Vaslav Nijinsky, danzatore e pure coreografo rivoluzionario nel Pomeriggio di un Fauno.
Rudolf Nureyev (1938-1993), altro talento fuoriuscito dalla Russia, divenuto subito leggendario per le sue capacità artistiche ed espressive, era perfetto nella parti che furono di Nijinsky e lo riconosciamo in tutto il suo carisma nelle fotografie di Asquié.
Vediamo Nureyev ritratto nella parte del buffone con il trucco triste, Petroucka; personaggio-marionetta di un teatrino nel teatro dove è ambientata un’antica e grottesca fiera di Carnevale a San Pietroburgo. Innamorato della Ballerina e ucciso dal Moro, rivale in amore, il suo spirito è così liberato e può aleggiare beffardo. Emozionanti anche le immagini che lo hanno immortalano ricoperto di petali ovvero nei panni dello Spirito della rosa regalata a una fanciulla dal suo giovane amore. Si presenta in sogno alla ragazza e dopo un ultimo valzer se ne va come è arrivato, attraverso la finestra con un salto mozzafiato. Strepitose infine le fotografie con Nureyev interprete del Fauno invaghito di una ninfa al bagno che spaventata fugge via ma la sciarpa da lei dimenticata diventa per lui fonte di immaginazione e oggetto del desiderio. Lo spettacolo, che alle origini suscitò scalpore per la sensualità della trama, per l’audacia dei movimenti evidenziati dal costume maculato, quasi una seconda pelle, disegnato da Leon Bakst, e soprattutto per il linguaggio totalmente anti-classico con svolgimento orizzontale ideato da Nijinsky, rivive pienamente sul palco solcato da Nureyev e tramite gli appunti fotografici di Asquié si rivela a noi nel suo fascino senza tempo.
La magia delle immagini fotografiche di Asquié, rigorosamente in bianco e nero, riportano immediatamente a quelle straordinarie performance ma anche qualcosa di meno esplicito. Fotografo e ballerino si conoscono proprio in questa occasione ed è dal fortunato incontro tra due sensibilità artistiche che nasce l’ispirazione del primo a cogliere l’emozione fortuita e l’attimo fuggente ogni volta che l’icona sacra della danza si trova sotto il suo sguardo, sulla scena, alle prove, ma anche nei momenti di relax.
Così scrive Viana Conti nel suo testo di presentazione: “Il mondo sotto i riflettori della star della danza si incrocia con quello in penombra, dietro l’obiettivo, del fotografo: l’esito ha l’imprevedibilità, l’improbabilità di un altrove, di un’icona che si forma e si dissolve... È così che le fou de danse si incrocia con le fou de lumière: quel giorno si fissa nel tempo una scrittura di luce.”
Il video firmato Asquié integra l’esposizione con uno sdoppiamento creativo della coreografia che esprime il non-detto delle motivazioni di fondo della sua ricerca sull’immagine del corpo e sul design della luce, eppure il non-visto della danza. Spiega la Conti: “…il palcoscenico, disegnato geometricamente dal colore, dissolto nella luce, attraversato dalle scie lasciate dai danzatori, ora si sospende nel vuoto ora diventa campo di neve su cui ballerine appaiono come statuine di un carillon. Attraverso la videocamera di Asquié il palco diventa una figura mutante, sotto le evoluzioni aeree della danza, diventa scacchiera su cui pedine umane assolvono al loro impegno, si dispongono come al tavolo dell’Ultima Cena di Cristo, rientrano, inconsapevolmente, nell’economia minimale di un quadro deciso altrove. Ci sono immagini d’insieme, delle dissolvenze incrociate dei corpi, che rinviano a un’estetica, sdrammatizzata, di Francis Bacon, a dischi di luce e ombra di Kenneth Noland, a segni gestuali di attraversamento del corpo di Arnulf Rainer, ma soprattutto a configurazioni di rettangoli di luce, del palcoscenico e del fondale, che rinviano all’Espressionismo Astratto di Mark Rothko.”
Jean-Claude Asquié è fotografo e lighting designer e da oltre trent'anni - esordisce a Bruxelles con il Ballet du XXième Siècle diretto da Maurice Béjart - collabora con registi e coreografi in tutto il mondo per spettacoli di danza, opera, teatro. Esperienza che rielabora altresì attraverso installazioni video - ha partecipato a mostre ed eventi di arte contemporanea in tutta Europa - in cui il punto fermo è la ricerca sulla luce e laddove la danza si rivela un tema ricco di suggestioni.
E così con la fotografia esplora “attimi interstiziali, fuggevoli, irrappresentabili, non fissabili, - continua la Conti - al punto da restituirci, frange di luce che, come veli, avvolgono il danzatore e la danzatrice, quasi a sottrarne la corporeità al pubblico, che rapito e ammutolito, continua a emozionarsi davanti allo splendore inafferrabile della loro aura”.
Nota di Jean-Claude Asquié
Danza e Fotografia. L’antagonismo perfetto
E’ ragionevole fotografare la danza? Come si può affrontare questo inevitabile dilemma?
Le migliaia di immagini ricevute dal pubblico ad uno spettacolo sono tradotte immediatamente in sensazioni e sentimenti, queste immagini sono altrettanta concorrenza per il fotografo.
Si delineano, quindi, due opzioni. La prima è fissare il passo di danza come un documento, come una testimonianza dell’evento, senza interpretazione personale – questa è già una scommessa –, l’apparecchio fotografico è una piccola macchina che serve a fissare un’immagine fedele alla realtà, portarla all’altezza dell’occhio, guardare nel visore, lo spazio è già definito. La seconda opzione è strettamente legata alla natura interiore della danza: la danza tesse una tela immaginaria nello spazio, rilegando il detto e il non detto di ognuno di noi e una buona fotografia di danza è, forse, la restituzione di questo immaginario.
--------------------------------------------------------------------------------
Ufficio Stampa PROARTIS > Alessandra Zanchi / ufficiostampa@proartis.it / M 328 2128748
giovedì 3 febbraio 2011
Impressionisti: capolavori della collezione Clark
Sarà Palazzo Reale di Milano la prima tappa dell’eccezionale e inedito tour mondiale dei capolavori della
famosa collezione americana del Sterling and Francine Clark Art Institute, di Williamstown, Stati Uniti, che
comprende grandi opere francesi del XIX secolo, con stupendi dipinti di Pierre-Auguste Renoir, Claude Monet,
Edgar Degas, Édouard Manet, Berthe Morisot e Camille Pissarro.
La mostra Impressionisti. Capolavori della Collezione Clark si terrà dal 2 marzo al 19 giugno 2011 e conterà
73 opere dei maestri francesi dell’Ottocento.
Iniziative per le famiglie, per i bambini, che possono visitare la mostra e diventare "pittori" esercitandosi nel laboratorio con i pastelli ad olio.
Un'iniziativa apprezzabile per la mamme con "passeggino": possono accedere il mercoledi' pomeriggio e visitare la mostra tenendo i loro bimbi nel passeggino.
Per ulteriori informazioni, per immagini e descrizione dettagliata consulta la pagina
Impressionisti a Milano i capolavori della collezione Clark
Da Canova a Modigliani. Il volto dell'Ottocento
Il volto dell’Ottocento
Da Canova a Modigliani
Padova, Palazzo Zabarella,
2 ottobre 2010 – 27 febbraio 2011
Il progetto della Mostra
(A cura di: F. Leone, M. V. Marini Clarelli, F. Mazzocca, C. Sisi)
La mostra intende ripercorrere la straordinaria vicenda, in gran parte ancora inesplorata, del genere artistico del ritratto nel corso del XIX secolo. Genere nel quale, più che in altre forme di pittura e in altre tecniche, si sono manifestati durante l’Ottocento i mutamenti del gusto, anche grazie ai rapporti intercorsi tra gli italiani e le schiere di stranieri che hanno attraversato la penisola, soggiornando a Napoli, Roma, Firenze, Milano e Venezia.
Una prima, decisiva rivoluzione nel genere del ritratto, elaborata sul versante teorico da figure dell’importanza di Francesco Milizia o, in ambito internazionale, dell’inglese Joshua Reynolds, si manifestò con agli inizi del secolo, nel pieno del neoclassicismo, quando sotto le insegne del “Bello Ideale” di Canova veniva sperimentata una sintesi naturalistica che fosse in grado, attraverso nuove sintesi formali, di restituire lo spessore psicologico-intellettuale degli effigiati e di rappresentare, anche idealmente, i protagonisti politici e intellettuali della nascente modernità.
Questi radicali mutamenti, che coincidono storicamente con l’età napoleonica, ebbero i loro portavoce in artisti dal prestigio di Antonio Canova, Lorenzo Bartolini, Bertel Thorvaldsen, Jean-Auguste-Dominque Ingres, Andrea Appiani, Giuseppe Bossi, Pelagio Palagi, e i numerosi stranieri presenti in Italia.
Con le istanze neoclassiche vennero riformulate in un’accezione assolutamente inedita le varie tipologie del ritratto, da quello d’artista a quello intellettuale, da quello ufficiale a quello ambientato, reimpostati in nome di una sintesi espressiva che sapesse cogliere, con pochi mezzi che talora si fermano al non finito, l’anima dei ritrattati.
Questa impostazione venne mantenuta anche durante la stagione romantica, quando, persistendo lo strumento visivo della imitazione selettiva della natura e della semplificazione formale dell’effigie, il ritratto avrebbe delineato più intimi stati sentimentali e dello spirito, proprii della cultura più esclusiva e riservata della Restaurazione. E così, mentre ad opera di critici come Leopoldo Cicognara, Antonio Neu-Mayr (entrambi veneti), Carlo Tenca o Giuseppe Rovani si avviava una riconsiderazione teorica del genere, artisti come Francesco Hayez, Pelagio Palagi o Lorenzo Bartolini, figure di respiro nazionale, come Giovanni Tominz a Trieste, Gaetano Forte a Napoli, Pietro Ayres a Torino, Giuseppe Bezzuoli a Firenze, Adeodato Malatesta in Emilia, Placido Fabris a Venezia, Giuseppe De Albertis e Molteni a Milano, il russo Brjullov itinerante per l’Italia diedero consistenza visiva a questa connotazione intimista del ritratto o, su un altro versante altrettanto emblematico, alle effigi mondane e sfarzose della nuova classe borghese.
Queste immagini sono rimaste nell’immaginario collettivo dell’Ottocento e sono ancora in grado di catturare passioni, stati d’animo e moti interiori. Mentre la tipologia ben codificata del ritratto d’artista rivela una grande forza introspettiva e soluzioni di assoluta originalità, se pensiamo agli autoritratti di Tominz, Giacomo Trécourt. In un ambito analogo i dipinti di Jean Alaux, Carlo Canella e Angelo Inganni hanno inserito i ritrattati nello spazio privato dei loro atelier. La stessa forza espressiva, insieme a soluzioni compositive inedite, si rivela nei ritratti di Manzoni di Hayez e Molteni, di Byron a Missolungi di Trècourt o nelle straordinarie immagini dei protagonisti delle scene teatrali, come il tenore Giovanni David di Hayez.
Con la metà del secolo, in un momento immediatamente successivo agli eventi fatidici del 1848, le istanze del naturalismo, sovvertendo le valenze ideali del Romanticismo, hanno profondamente rinnovato il genere, dando ascolto alla voce del Vero. Se alcuni artisti di grande valore, come Hayez hanno saputo reggere ancora il confronto con la nuova era e un grande outsider come il Piccio è stato interprete in Lombardia di una grande tradizione che scorre ininterrotta da Leonardo ad Appiani, sarà la Firenze dei Macchiaioli ad offrire in chiave verista gli esiti più significativi. Le straordinarie sperimentazioni di Giovanni Fattori o Silvestro Lega tra gli anni ’50 e ’60 si sono ricongiunte alle indagini naturalistiche di Puccinelli, Giovanni Morelli e Bernardo Celentano.
Mentre il prepotente e conflittuale rapporto che si instaura con la fotografia a partire dagli anni sessanta è ben documentato dalla presenza di Vincenzo Gemito, dagli autoritratti di Francesco Paolo Michetti o di Alessandro Guardassoni davanti alla macchina fotografica.
Dopo l’unità d’Italia il ritratto seguirà straordinari percorsi sperimentali, toccando vertici difficilmente eguagliati nel resto d’Europa. Abbandonando il principio di verosimiglianza e cercando soluzioni inedite per rappresentare il mondo interiore dei ritrattati, la grande e lunga stagione del Simbolismo produrrà capolavori assoluti.
Prima la Scapigliatura di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni o Medardo Rosso, poi il Divisionismo di Giuseppe Pellizza da Volpedo, quindi il Simbolismo che fa riferimento all’estetismo di Gabriele D’Annunzio ed elabora i nuovi miti della modernità con Giovanni Boldini, Ettore Tito, Mosé Bianchi, Giacomo Grosso, Vittorio Corcos, Cesare Tallone, Emilio Gola, porteranno a nuovi e altrettanto suggestivi esiti sia sul piano compositivo che delle soluzioni pittoriche.
Si raggiungeranno così quei confini che preludono al Novecento, rappresentato in mostra dai dipinti ancora divisionisti, e pertanto proiettati nell’Ottocento, di Giacomo Balla, di Umberto Boccioni e di Gino Severini. In loro la dissoluzione dell’immagine, la rottura delle convenzioni dei generi pittorici e la sovrapposizione del ritratto al paesaggio e alla pittura di figura apriranno la strada al nuovo mondo delle avanguardie. Iniziava così un’altra storia che avrà come centro quella Parigi che intanto aveva accolto come protagonisti lo stesso Severini e un grande italiano come Modigliani.
Fonte: Studio Esseci
Da Canova a Modigliani
Padova, Palazzo Zabarella,
2 ottobre 2010 – 27 febbraio 2011
Il progetto della Mostra
(A cura di: F. Leone, M. V. Marini Clarelli, F. Mazzocca, C. Sisi)
La mostra intende ripercorrere la straordinaria vicenda, in gran parte ancora inesplorata, del genere artistico del ritratto nel corso del XIX secolo. Genere nel quale, più che in altre forme di pittura e in altre tecniche, si sono manifestati durante l’Ottocento i mutamenti del gusto, anche grazie ai rapporti intercorsi tra gli italiani e le schiere di stranieri che hanno attraversato la penisola, soggiornando a Napoli, Roma, Firenze, Milano e Venezia.
Una prima, decisiva rivoluzione nel genere del ritratto, elaborata sul versante teorico da figure dell’importanza di Francesco Milizia o, in ambito internazionale, dell’inglese Joshua Reynolds, si manifestò con agli inizi del secolo, nel pieno del neoclassicismo, quando sotto le insegne del “Bello Ideale” di Canova veniva sperimentata una sintesi naturalistica che fosse in grado, attraverso nuove sintesi formali, di restituire lo spessore psicologico-intellettuale degli effigiati e di rappresentare, anche idealmente, i protagonisti politici e intellettuali della nascente modernità.
Questi radicali mutamenti, che coincidono storicamente con l’età napoleonica, ebbero i loro portavoce in artisti dal prestigio di Antonio Canova, Lorenzo Bartolini, Bertel Thorvaldsen, Jean-Auguste-Dominque Ingres, Andrea Appiani, Giuseppe Bossi, Pelagio Palagi, e i numerosi stranieri presenti in Italia.
Con le istanze neoclassiche vennero riformulate in un’accezione assolutamente inedita le varie tipologie del ritratto, da quello d’artista a quello intellettuale, da quello ufficiale a quello ambientato, reimpostati in nome di una sintesi espressiva che sapesse cogliere, con pochi mezzi che talora si fermano al non finito, l’anima dei ritrattati.
Questa impostazione venne mantenuta anche durante la stagione romantica, quando, persistendo lo strumento visivo della imitazione selettiva della natura e della semplificazione formale dell’effigie, il ritratto avrebbe delineato più intimi stati sentimentali e dello spirito, proprii della cultura più esclusiva e riservata della Restaurazione. E così, mentre ad opera di critici come Leopoldo Cicognara, Antonio Neu-Mayr (entrambi veneti), Carlo Tenca o Giuseppe Rovani si avviava una riconsiderazione teorica del genere, artisti come Francesco Hayez, Pelagio Palagi o Lorenzo Bartolini, figure di respiro nazionale, come Giovanni Tominz a Trieste, Gaetano Forte a Napoli, Pietro Ayres a Torino, Giuseppe Bezzuoli a Firenze, Adeodato Malatesta in Emilia, Placido Fabris a Venezia, Giuseppe De Albertis e Molteni a Milano, il russo Brjullov itinerante per l’Italia diedero consistenza visiva a questa connotazione intimista del ritratto o, su un altro versante altrettanto emblematico, alle effigi mondane e sfarzose della nuova classe borghese.
Queste immagini sono rimaste nell’immaginario collettivo dell’Ottocento e sono ancora in grado di catturare passioni, stati d’animo e moti interiori. Mentre la tipologia ben codificata del ritratto d’artista rivela una grande forza introspettiva e soluzioni di assoluta originalità, se pensiamo agli autoritratti di Tominz, Giacomo Trécourt. In un ambito analogo i dipinti di Jean Alaux, Carlo Canella e Angelo Inganni hanno inserito i ritrattati nello spazio privato dei loro atelier. La stessa forza espressiva, insieme a soluzioni compositive inedite, si rivela nei ritratti di Manzoni di Hayez e Molteni, di Byron a Missolungi di Trècourt o nelle straordinarie immagini dei protagonisti delle scene teatrali, come il tenore Giovanni David di Hayez.
Con la metà del secolo, in un momento immediatamente successivo agli eventi fatidici del 1848, le istanze del naturalismo, sovvertendo le valenze ideali del Romanticismo, hanno profondamente rinnovato il genere, dando ascolto alla voce del Vero. Se alcuni artisti di grande valore, come Hayez hanno saputo reggere ancora il confronto con la nuova era e un grande outsider come il Piccio è stato interprete in Lombardia di una grande tradizione che scorre ininterrotta da Leonardo ad Appiani, sarà la Firenze dei Macchiaioli ad offrire in chiave verista gli esiti più significativi. Le straordinarie sperimentazioni di Giovanni Fattori o Silvestro Lega tra gli anni ’50 e ’60 si sono ricongiunte alle indagini naturalistiche di Puccinelli, Giovanni Morelli e Bernardo Celentano.
Mentre il prepotente e conflittuale rapporto che si instaura con la fotografia a partire dagli anni sessanta è ben documentato dalla presenza di Vincenzo Gemito, dagli autoritratti di Francesco Paolo Michetti o di Alessandro Guardassoni davanti alla macchina fotografica.
Dopo l’unità d’Italia il ritratto seguirà straordinari percorsi sperimentali, toccando vertici difficilmente eguagliati nel resto d’Europa. Abbandonando il principio di verosimiglianza e cercando soluzioni inedite per rappresentare il mondo interiore dei ritrattati, la grande e lunga stagione del Simbolismo produrrà capolavori assoluti.
Prima la Scapigliatura di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni o Medardo Rosso, poi il Divisionismo di Giuseppe Pellizza da Volpedo, quindi il Simbolismo che fa riferimento all’estetismo di Gabriele D’Annunzio ed elabora i nuovi miti della modernità con Giovanni Boldini, Ettore Tito, Mosé Bianchi, Giacomo Grosso, Vittorio Corcos, Cesare Tallone, Emilio Gola, porteranno a nuovi e altrettanto suggestivi esiti sia sul piano compositivo che delle soluzioni pittoriche.
Si raggiungeranno così quei confini che preludono al Novecento, rappresentato in mostra dai dipinti ancora divisionisti, e pertanto proiettati nell’Ottocento, di Giacomo Balla, di Umberto Boccioni e di Gino Severini. In loro la dissoluzione dell’immagine, la rottura delle convenzioni dei generi pittorici e la sovrapposizione del ritratto al paesaggio e alla pittura di figura apriranno la strada al nuovo mondo delle avanguardie. Iniziava così un’altra storia che avrà come centro quella Parigi che intanto aveva accolto come protagonisti lo stesso Severini e un grande italiano come Modigliani.
Fonte: Studio Esseci
lunedì 24 gennaio 2011
Alberto Mariani - 28 gennaio 20 marzo 2011
ALBERTO MARIANI
L'ora più silenziosa
Un artista al museo. Dialogo tra passato e presente
28 gennaio - 20 marzo 2011
Castello di Formigine, Museo - Abbazia di Nonantola (Modena)
"mi muovo, estremizzando il concetto e riducendo tutto ai minimi termini. Il non offrire risposte ti aiuta a trovare la risposta... è la fede che sostiene nell´uomo l´uso corretto della ragione e determina la forma più compiuta di lavoro: l´arte. Queste parole di Giotto che mi piace ricordare mi corrispondono molto e forse possono essere utili per intuire come mi muovo e procedo, senza vanità né desiderio di affermazione, senza arroganza e senza mai parlare di me... ma tentando di raggiungere qualcosa di altro, sinceramente"
(dall´intervista di Federico Sardella).
Con queste parole, lo scultore Alberto Mariani spiega l´intimo rapporto con il sacro che sottende alla sua opera sin dalla sua prima collettiva "Biblia Pauperum", nel 1999, presso il Museo Diocesano di Jesi. Dopo il corso di trattamento artistico dei metalli diretto da Arnaldo Pomodoro (1991), l´artista frequenta l´Accademia di Belle Arti di Urbino, Siviglia, Carrara e Atene: seguono molte collettive e personali, nel 2006 una sua opera viene selezionata per il primo concorso internazionale Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano. Nel 2009 vince il premio Giovani "Segnare/disegnare" dell´Accademia Nazionale di San Luca in Roma.
Con la personale "L´ora più silenziosa", a cura di Lara Conte e di Marco Nardini, Alberto Mariani espone in due luoghi-simbolo della relazione tra l´uomo e la Memoria: l´Abbazia di Nonantola e il Museo del Castello di Formigine, in provincia di Modena. Sorti per ragioni differenti, a difesa dei confini dell´esarcato la prima (752) e di quelli comunali il secondo (1201), entrambi custodiscono al loro interno un museo. È un progetto espositivo sperimentale nel quale il Museo si rivela sotto una veste inedita, si apre a un nuovo punto di vista, a una nuova chiave di lettura del proprio racconto. In questo scrigno di storia e memoria collettiva, l´artista si mette in ascolto del luogo millenario per ricordarci che il Castello è uno spazio sacro, un simbolo ancestrale che segna il paesaggio. Alberto Mariani ha appositamente realizzato per l´esposizione di Formigine l´opera dal titolo "Ombra di luce"; è l´ impronta del proprio corpo, fluttuante. La scultura verrà realizzata in loco utilizzando una lastra di piombo rivestita da un sottile strato d´oro puro. Il piombo si trasforma in oro, l´ombra in luce. "Città": un cocuzzolo di città posto al vertice di una colonna, un agglomerato di quadrate ed alte case-torri di molti piani dalle strette ed alte facciate piene di finestre vuote; non c´è l´uomo, ma al centro della città si elevano lunghe ed alte sopra le case tre scale dorate a testimoniare l´aspirazione ad un viaggio nello spazio che accompagni il viaggio dentro di noi, valicando i limiti del tempo per recuperare l´origine e la storia del mondo e il suo senso; scale protese il più possibile verso l'alto, esse si slanciano verso il firmamento, come lo sforzo supremo della terra per raggiungere la cima dell'universo, il cielo. Sarà esposto, all´interno del corpo di guardia che ospita il Museo Multimediale del Castello, anche il ciclo rappresentato come trittico su tela dal titolo: "Lavoro cosmico - dies solis, 1979-2009", opera esposta solamente in occasione della fase finale del premio giovani "Segnare/disegnare" presso la galleria dell´Accademia Nazionale di San Luca in Roma. Nelle stesse sale il lavoro conclusivo del ciclo metafisico delle architettoniche nicchie, opera presentata in anteprima per l´occasione così come quella della corticella esterna. La sede della Abbazia di Nonantola ospiterà l´opera "Illusione": finalmente l´uomo, posto in un instabile equilibrio, scorge ora uno spiraglio di luce che lo investe a testimoniare la sua essenza spirituale; dunque al fondo si apre un raggio di vera luce; esattamente, come in tutte le chiese romaniche dove la finestrella dell´abside rivolta sempre ad oriente si apre al sole che nasce, la luce che illumina ogni uomo. Il puro spirito, nella magnificenza splendente dell´oro, ci comunica una presenza attraverso una assenza esaltata nella piccola dimensione della figura. La stessa opera sarà collocata nella suggestiva navata inferiore.
La mostra è ideata dalla Galleria Mies di Modena, in collaborazione con l'Assessorato alla cultura del Comune di Formigine e con l'Abbazia di Nonantola
"L'ora più silenziosa" di Alberto Mariani è evento collaterale di ArteFiera 2011
INAUGURAZIONE > 28 gennaio 2011 alle 17.30 presso il Museo del Castello di Formigine (rimarrà aperta fino al 20 marzo)
SAVE THE DATE > 3 febbraio alle 18.00 presso l'Abbazia di Nonantola > interessante incontro sul tema del sacro, in un´ideale continuità con la mostra "Lo spazio del sacro" allestita presso la Galleria Civica di Modena.
Catalogo Eugenio Maria Falcone Editore
A cura di Lara Conte e Marco Nardini
Testi di Lara Conte, Marco Nardini, Federico Sardella, Cristina Boschini, Nicoletta Brigati, Gabriella Malagoli
Orari
Museo del Castello di Formigine >
sabato e domenica 10-13 e 15-19
Abbazia di Nonantola >
tutti i giorni 7.30 - 20, con rispetto delle funzioni religiose
Info
Museo del Castello di Formigine T 059 416244 / 059 416145
Abbazia di Nonantola T 059 549053
www.lorapiusilenziosa.it
fonte informazioni Arthemisia Group
martedì 18 gennaio 2011
Mostra "Il teatro alla moda" - dal 19 gennaio al 20 febbraio 2011 - Brescia
IL TEATRO ALLA MODA
IMMAGINE > Bata de cola - Giorgio Armani per Joaquín Cortés, Madrid, collezione Roger Salas (2000, Soul - Barcelona, Teatro Tivoli)
Fotografia di Alvaro Beamud Cor
Fotografia di Alvaro Beamud Cor
Costume di Scena. Grandi Stilisti
Brescia, Musei Mazzucchelli
19 gennaio - 20 febbraio 2011a cura di Massimiliano Capella
Dopo l’eccezionale successo riscosso nella capitale, presso il Museo della Fondazione Roma, la mostra Il Teatro alla Moda. Costume di scena. Grandi Stilisti, a cura di Massimiliano Capella, approda il 19 gennaio 2011 ai Musei Mazzucchelli di Brescia. Fino al 20 febbraio 2011, si potranno ammirare cento costumi originali, realizzati per famosissime rappresentazioni teatrali, operistiche e coreutiche, insieme a bozzetti, figurini e a rari documentari video dei relativi spettacoli.
La mostra è promossa dai Musei Mazzucchelli che già ospitano, nelle sale delle antiche scuderie, il Museo della Moda e del Costume con una pregiata collezione, ormai riferimento culturale del settore, costituita da circa 5000 pezzi databili tra l'inizio del Settecento e la nascita dell'alta moda nel Novecento. I capolavori di sartoria creati dagli stilisti per la scena si collocano dunque in un contesto ideale, completando altresì il percorso della raccolta permanente sull’evoluzione del gusto in due secoli di storia.
Sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana e con il premio di Alta Rappresentanza della Presidenza della Camera dei Deputati, l’evento è promosso insieme ad Altaroma e vanta il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero del Turismo, dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero, della Regione Lombardia, Culture, Autonomie e Identità della Lombardia, della Provincia di Brescia e del Comune di Mazzano.
La Moda è una componente centrale della cultura contemporanea e Il Teatro alla Moda riunenisce per la prima volta ceazioni uniche come opere d’arte; abiti e costumi, realizzati per il Teatro, l’Opera e la Danza da alcuni tra i più importanti stilisti italiani, quali Gianni Versace, Roberto Capucci, Emanuel Ungaro, Fendi, Missoni, Giorgio Armani, Antonio Marras, Romeo Gigli, Alberta Ferretti, Valentino, Enrico Coveri.
Attraverso un’accurata selezione delle loro creazioni, provenienti da prestigiose collezioni teatrali (Teatro alla Scala e Piccolo Teatro di Milano, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Regio di Parma, Teatro San Carlo di Napoli, National Opera di Washington DC), oltre che dalle Maison coinvolte e dalle collezioni di attori e cantanti, si ripercorre uno dei momenti più glamour del teatro internazionale moderno e si intende valorizzare l’indiscussa qualità artistica del Made in Italy.
Il titolo è un omaggio al testo “Il Teatro alla Moda” di Benedetto Marcello; trattazione nella forma di saporito commento umoristico del teatro lirico, apparso in prima edizione nel 1720. Si dovrà attendere tuttavia il XX secolo per assistere all’intreccio tra “mondi” diversi; oltrepassando la settorialità delle discipline a favore della condivisione delle arti: dalla pittura alla scultura, dall’architettura al design, dal gesto teatrale al canto e alla danza. Il teatro rappresenta uno dei luoghi privilegiati di questa rivoluzione linguistica e, proprio sul palcoscenico, gli artisti hanno trovato spazio per esprimere la loro fantasia più libera, al servizio di regie, scene e costumi innovativi.
Anche l’alta moda, entra nel “luogo teatro” e vi accede già nell’Ottocento con Worth, Poiret e, soprattutto, nel 1924 quando Coco Chanel, su invito di Sergej Pavlovich Diaghilev (1872-1929), disegna i costumi per Le Train Bleu, di Cocteau.
Dopo questo importante debutto, nel corso del XX secolo, l’affascinante liason tra Moda e Teatro si rafforza. A partire dai primi anni Ottanta nei cartelloni delle più prestigiose compagnie d’opera e balletto compaiono i nomi dei maggiori stilisti italiani le cui straordinarie creazioni si possono oggi ammirare nel percorso dell’esposizione romana, divisa in otto sezioni.
Infoline > T 030 212421
w ww.museimazzucchelli.it
Brescia, Musei Mazzucchelli
19 gennaio - 20 febbraio 2011a cura di Massimiliano Capella
Dopo l’eccezionale successo riscosso nella capitale, presso il Museo della Fondazione Roma, la mostra Il Teatro alla Moda. Costume di scena. Grandi Stilisti, a cura di Massimiliano Capella, approda il 19 gennaio 2011 ai Musei Mazzucchelli di Brescia. Fino al 20 febbraio 2011, si potranno ammirare cento costumi originali, realizzati per famosissime rappresentazioni teatrali, operistiche e coreutiche, insieme a bozzetti, figurini e a rari documentari video dei relativi spettacoli.
La mostra è promossa dai Musei Mazzucchelli che già ospitano, nelle sale delle antiche scuderie, il Museo della Moda e del Costume con una pregiata collezione, ormai riferimento culturale del settore, costituita da circa 5000 pezzi databili tra l'inizio del Settecento e la nascita dell'alta moda nel Novecento. I capolavori di sartoria creati dagli stilisti per la scena si collocano dunque in un contesto ideale, completando altresì il percorso della raccolta permanente sull’evoluzione del gusto in due secoli di storia.
Sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana e con il premio di Alta Rappresentanza della Presidenza della Camera dei Deputati, l’evento è promosso insieme ad Altaroma e vanta il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero del Turismo, dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero, della Regione Lombardia, Culture, Autonomie e Identità della Lombardia, della Provincia di Brescia e del Comune di Mazzano.
La Moda è una componente centrale della cultura contemporanea e Il Teatro alla Moda riunenisce per la prima volta ceazioni uniche come opere d’arte; abiti e costumi, realizzati per il Teatro, l’Opera e la Danza da alcuni tra i più importanti stilisti italiani, quali Gianni Versace, Roberto Capucci, Emanuel Ungaro, Fendi, Missoni, Giorgio Armani, Antonio Marras, Romeo Gigli, Alberta Ferretti, Valentino, Enrico Coveri.
Attraverso un’accurata selezione delle loro creazioni, provenienti da prestigiose collezioni teatrali (Teatro alla Scala e Piccolo Teatro di Milano, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Regio di Parma, Teatro San Carlo di Napoli, National Opera di Washington DC), oltre che dalle Maison coinvolte e dalle collezioni di attori e cantanti, si ripercorre uno dei momenti più glamour del teatro internazionale moderno e si intende valorizzare l’indiscussa qualità artistica del Made in Italy.
Il titolo è un omaggio al testo “Il Teatro alla Moda” di Benedetto Marcello; trattazione nella forma di saporito commento umoristico del teatro lirico, apparso in prima edizione nel 1720. Si dovrà attendere tuttavia il XX secolo per assistere all’intreccio tra “mondi” diversi; oltrepassando la settorialità delle discipline a favore della condivisione delle arti: dalla pittura alla scultura, dall’architettura al design, dal gesto teatrale al canto e alla danza. Il teatro rappresenta uno dei luoghi privilegiati di questa rivoluzione linguistica e, proprio sul palcoscenico, gli artisti hanno trovato spazio per esprimere la loro fantasia più libera, al servizio di regie, scene e costumi innovativi.
Anche l’alta moda, entra nel “luogo teatro” e vi accede già nell’Ottocento con Worth, Poiret e, soprattutto, nel 1924 quando Coco Chanel, su invito di Sergej Pavlovich Diaghilev (1872-1929), disegna i costumi per Le Train Bleu, di Cocteau.
Dopo questo importante debutto, nel corso del XX secolo, l’affascinante liason tra Moda e Teatro si rafforza. A partire dai primi anni Ottanta nei cartelloni delle più prestigiose compagnie d’opera e balletto compaiono i nomi dei maggiori stilisti italiani le cui straordinarie creazioni si possono oggi ammirare nel percorso dell’esposizione romana, divisa in otto sezioni.
Infoline > T 030 212421
w ww.museimazzucchelli.it
venerdì 17 dicembre 2010
Hieronymus Bosch a Venezia: mostra prorogata al 21 aprile 2011
BOSCH A PALAZZO GRIMANI
Venezia, Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa
19 dicembre 2010 - 20 marzo 2011 > A GRANDE RICHIESTA LA MOSTRA E' PROROGATA FINO AL 21 APRILE 2011
Dopo Giorgione, dal 19 dicembre ci sarà Hieronymus Bosch di cui a Venezia ci sono dieci dipinti che nessuno ha mai visto. Sono quattro tele e tre trittici eseguiti tra il 1500 e il 1510, nello stesso periodo delle tre opere di Giorgione, ma soprattutto tutti dipinti per Domenico Grimani, poi lasciati per testamento a Plazzo Ducale, e quindi sempre rimasti a Venezia. Le quattro tavole della Visione dell’Aldilà (1500 – 1503), si trovavano già nel palazzo, riportate qui prima della chiusura dell’edificio, e ora si disvelano riuniti al Trittico di santa Liberata (1505) e al Trittico degli eremiti (1510), conservati in deposito.
I dipinti di Bosh tornano a casa e saranno in mostra nella tribuna, nel camerino delle anticaglie, dove forse si trovavano anche in origine. Dieci assoluti capolavori che rappresentano l’artista nella sua concezione visionaria e spettrale e che ora si possono ammirare riuniti a Palazzo Grimani, in un’occasione imperdibile. La sorpresa continua perché a gennaio si aggiungerà in mostra un altro capolavoro legato alla famiglia Grimani ovvero il Breviario che porta il loro nome e da loro commissionato; un codicde con 200 miniature conservato alla Biblioteca Marciana che verrà esposto nella sala principale del palazzo e sarà dialogo con Bosch.
Gli eventi continueranno con la mostra di Canaletto e successivamente dei Grandi pittori veneziani nel periodo dell’influenza della scuola toscana dovuta all’avvento di Vasari: Tiziano, Tintoretto, Veronese, Lotto. Un programma di mostre legate a Venezia che può finalmente restituire Palazzo Grimani alla città.
Fonte: Ufficio Stampa Arthemisia Group
martedì 23 novembre 2010
Roma e l'antico a Palazzo Sciarra: mostra prorogata fino all'8 maggio
ROMA E L’ANTICO
Realtà e visione nel ‘700
Roma, Fondazione Roma Museo
NUOVA SEDE ESPOSITIVA > Palazzo Sciarra
30 novembre 2010 - 8 maggio 2011
a cura di Carolina Brook e Valter Curzi
Eventi collegati alla Mostra Roma e l'AnticoRoma, Fondazione Roma Museo
NUOVA SEDE ESPOSITIVA > Palazzo Sciarra
30 novembre 2010 - 8 maggio 2011
a cura di Carolina Brook e Valter Curzi
La seduzione e il fascino dell’antico nelle arti del Settecento
MARTEDI' 15 MARZO ORE 18.30 > Auditorium dell’Ara Pacis, via di Ripetta 160
Martedì 15 marzo sarà la volta di La seduzione e il sentimento dell’antico nelle arti del Settecento per approfondire la mostra (al Museo Fondazione Roma di Palazzo Sciarra fino all’8 maggio 2011) “Roma e l’antico. Realtà e visione nel ‘700”. Roma svolse nel ‘700 il ruolo di modello culturale: ruolo che divise con Parigi nel campo artistico, sorpassando in certi aspetti la capitale francese. Molti gli stranieri che visitavano la Città Eterna e che venivano a contemplare le rovine dell’antichità, tra i soggetti preferiti per la loro formazione e istruzione. Artisti, scrittori, collezionisti, soprattutto di nazionalità inglese, francese, tedesca, austriaca, che varcavano poi spesso i confini del Lazio per raggiungere Napoli. La capitale borbonica, con gli scavi di Ercolano e Pompei, diventò un punto di riferimento per la conoscenza dell’antico e la diffusione del gusto neoclassico in Europa.
Durante la lezione (della durata di circa due ore) tenuta dalla giornalista e storica dell’arte Fabiana Mendia, Antonio Merone leggerà brani tratti da opere di C. De Brosses, J. Winckelmann, Q. De Quincy, W. Goethe, A. Dumas, D. Diderot. Nella seconda parte sarà proiettato un montaggio di film-documentari (David, Canova, Pompei) dal titolo: “L'antichità sognata da Jacques-Louis David e Antonio Canova”.
INGRESSO LIBERO
Info 060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00)
Notizie relative alla mostra e descrizione
In seguito al grande successo di pubblico e di critica, la Fondazione Roma he deciso di prorogare fino all’8 maggio 2011 la mostra Roma e l’Antico. Realtà e visione nel ’700, che ha inaugurato, il 29 novembre 2010, la nuova sede espositiva del Museo Fondazione Roma, all’interno dello storico Palazzo Sciarra, a Roma. Un ulteriore spazio dedicato all’arte, in aggiunta a quello, già esistente dal 1999, di Palazzo Cipolla, nella centrale Via del Corso, con il quale la Fondazione ha dato vita ad un polo museale in grado di offrire al pubblico una programmazione ricca di mostre di arte antica, moderna e contemporanea e di eventi culturali diversificati.
La Fondazione Roma, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, riporta l’attenzione sull’arte antica, con un nuovo straordinario evento dedicato alla riscoperta dell’antichità nell’Urbe del XVIII secolo.
Promossa dalla Fondazione Roma, la mostra Roma e l’Antico. Realtà e visione nel ‘700 è organizzata con Arthemisia Group, partner ormai consolidato nella realizzazione di eventi artistici d’eccellenza, e nasce in collaborazione con i Musei Capitolini, i Musei Vaticani e l’Accademia Naz ionale di San Luca.
La mostra sarà inoltre l’occasione per inaugurare i nuovi spazi espositivi del Museo della Fondazione Roma in Palazzo Sciarra, dove sarà allestita dal 30 novembre 2010 al 6 marzo 2011.
Afferma il Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele: “La Città eterna è il principale oggetto di interesse della Fondazione Roma. Da essa si parte per confrontarci col mondo che ci circonda. Così, dopo la mostra sul ‘400, cui si sono succeduti gli sguardi al mondo orientale con Hiroshige e all’America con Hopper, torniamo a Roma e alle arti che vi fiorirono nel ‘700. Secolo delle grandi scoperte archeologiche, nel ‘700 il fascino dell’antico coinvolge infatti artisti, letterati, studiosi e collezionisti internazionali e il richiamo suscitato dai reperti archeologici dell’Urbe – autentici o riprodotti – genera una vera e propria moda. La mostra racconta dunque di Roma quale modello culturale universale, con le sue meraviglie, i suoi monumenti e i suoi primi musei. Grazie a questa mostra alcuni capolavori fuoriusciti dall’Italia nel Settecento, per arricchire le collezioni delle antichità più prestigiose dell’epoca, rientrano per la prima volta dall’estero, per offrire al visitatore l’opportunità di osservare l’entità dei modelli figurativi classici, permettendogli di rivivere il fascino di una città che nel XVIII secolo, grazie alla ricchezza del suo patrimonio artistico e monumentale, assunse un primato indiscusso nel contesto europeo.” A cura di Carolina Brook e Valter Curzi, l’evento riunisce opere d’arte e reperti archeologici nell’intento di mettere a fuoco il principale fattore della fama internazionale di Roma nel Settecento: l’Antichità classica, modello di riferimento per le arti, l’erudizione e il gusto, che dalla capitale pontificia si diffuse in tutta Europa.
Nel Settecento, secolo delle grandi scoperte archeologiche, il fascino dell’antico coinvolge infatti artisti, letterati, studiosi e collezionisti internazionali e il richiamo suscitato dai reperti archeologici dell’Urbe – autentici o riprodotti – genera una vera e propria moda. La mostra racconta dunque di Roma quale modello culturale universale, con le sue meraviglie, i suoi monumenti e i suoi primi musei.
A tal fine è stato selezionato un nucleo straordinario di 140 opere, tra sculture, dipinti e raffinati oggetti d’arte decorativa, per il quale sono state chiamate a raccolta importanti istituzioni museali italiane e straniere, tra cui, oltre ai maggiori Musei romani, le Gallerie nazionali di Parma, Torino e Firenze, il Museo canoviano di Possagno, il Museo del Prado, il Palazzo Reale e il Museo Archeologico di Madrid, il Louvre, il Victoria & Albert Museum di Londra, il Museo Acheologico di Dresda, l’Hermitage di San Pietroburgo e le Accademie reali di Londra e Madrid.
Inoltre, alcuni capolavori fuoriusciti dall’Italia nel Settecento, per arricchire le collezioni di antichità più prestigiose dell’epoca, rientrano per la prima volta dall’estero in occasione della manifestazione romana. La mostra offrirà dunque l’opportunità di osservare l’entità dei modelli figurativi classici, permettendo di rivivere il fascino di una città che nel XVIII secolo, grazie alla ricchezza del suo patrimonio artistico e monumentale, assunse un primato indiscusso nel contesto europeo.
Capolavori antichi e opere moderne sono posti a confronto nell’idea di restituire al visitatore la suggestiva competizione che animò le Arti nella Roma del Settecento.
Esposte suggestive statue di epoca romana e opere di: Antonio Canova, Jacques Louis David, Anton Raphael Mengs, Giovanni Battista Piranesi, Volpato e Wedgwood, Carlo Albacini, Pompeo Batoni, Louis Clérisseau, Benigne Gagneraux, Jean Antoine Houdon, Angelica Kauffmann, Vincenzo Pacetti, Giovanni Paolo Panini, Giacomo Quarenghi, Hubert Robert, Cristoforo Unterperger, Luigi Valadier, Gaspar Van Wittel, Anton Von Maron.
ATTUALITA' DELL'ANTICO TRA ARTE, MUSICA E TEATRO: GLI EVENTI COLLATERALI
Il Museo Fondazione Roma rende omaggio all'antichità classica della Roma nel '700 con un ricco programma di iniziative collaterali dal 19 gennaio al 2 marzo 2011 che prevede una serie di conferenze, letture, incontri musicali e teatrali per approfondire i principali temi a cui è dedicata la mostra
Mercoledì 19 gennaio ore 18.00
Roma e l’Antico Realtà e Visione nel ‘700, a cura di Carolina Brook e Valter
Curzi.
Incontro con i curatori della mostra che presenteranno il progetto scientifico e i temi
principali che vengono affrontati nelle sette sezioni del percorso espositivo.
Mercoledì 26 gennaio ore 18.00
La nascita del Museo Pio Clementino e il ruolo del restauro dell’antichità, a cura
di Antonio Paolucci e Guy Devreux.
Verranno ripercorse le tappe che hanno portato alla nascita del Museo Pio
Clementino, nucleo originario della collezione dei Musei Vaticani. Sarà inoltre tema di
discussione la nascita del restauro e la grande importanza di questa disciplina nella
Roma dei primi,numerosissimi, ritrovamenti archeologici.
Mercoledì 2 febbraio ore 17.30
Il Settecento in Musica, a cura di Saverio Franchi.
Il maestro Saverio Franchi ci introdurrà alla musica e al gusto Settecentesco,
approfondendo il ruolo che essa rivestiva nella società del tempo. A seguito della
conferenza si terrà un concerto di musica del XVIII secolo.
Mercoledì 9 febbraio 18.00
Prima del Cinema: La lanterna Magica, a cura di Laura Minici Zotti.
La direttrice del Museo del precinema di Padova ci trasporterà nel mondo delle forme
di spettacolo ottico che nel corso dei secoli hanno condotto all’invenzione del Cinema.
In particolare scopriremo la LANTERNA MAGICA che permetterà con i suoi giochi di
lenti, di rivivere l’affascinante esperienza della proiezione delle immagini come
avveniva per gli spettatori del Settecento.
Mercoledì 16 febbraio ore 18.00
La fortuna delle arti applicate nel Settecento, a cura di Enrico Colle
Nel ‘700 le arti applicate vivono un momento di grande vitalità, raggiungendo risultati
artistici di altissima qualità. Questo rinnovamento sarà oggetto della conferenza, che
metterà a fuoco il fascino e l’ampia influenza dei modelli classici nel gusto e nella
produzione delle arti applicate.
Mercoledì 23 febbraio ore 18.00
Le attività di scavo nel Settecento, a cura di Carlo Gasparri
I ritrovamenti archeologici, l’organizzazione delle attività di scavo e la nascita
dell’archeologia come vera e propria disciplina saranno gli argomenti affrontati da
Gasparri.
Mercoledì 2 marzo ore 18.00
Miti di Stelle a cura della compagnia Teatrale O Thiasos.
Nel cielo stellato le categorie spazio tempo, letteratura e scienza, vastità ed intimità si
intrecciano aprendo in noi uno sguardo inedito ed in parte antico, su alcuni spazi
dell’anima. La compagnia teatrale O Thiasos ci trasporterà in un viaggio alla scoperta
degli antichi miti, che tanto furono cari alla cultura del Settecento
L’adesione è gratuita dietro presentazione del biglietto di mostra.
Prenotazione obbligatoria al numero 06 697645599
Infoline > 892 101http://www.fondazioneromamuseo.it/
giovedì 18 novembre 2010
Incontrare Caravaggio sulla metro...
Comunque Caravaggio era un tipo un po' stravagante, penso che avrebbe apprezzato questa iniziativa...
ATM - LE LINEE DELL’ARTE
Caravaggio in Metrò a Milano
in occasione di
CARAVAGGIO
Una mostra impossibile
Milano, Palazzo della Ragione
10 novembre 2010 – 13 febbraio 2011
A cura di Renato Parascandolo
LE LINEE DELL’ARTE
ATM accompagna alla scoperta della rivoluzione Caravaggesca
In occasione dell’esposizione Caravaggio. Una mostra impossibile, grazie alla preziosa collaborazione con ATM, alcuni dei performer che impersonano Caravaggio si sposteranno dalla mostra all’interno delle stazioni più centrali delle tre linee della metropolitana sorprendendo e intrattenendo le persone con aneddoti curiosi sulla vita del grande maestro e sulle sue opere.
I “Caravaggi”, vestiti in abiti seicenteschi, animeranno la metropolitana durante tutti i weekend a partire da domani, venerdì 19 novembre 2010, fino alla chiusura della mostra.
Originali performance teatrali saranno in scena sulla linea rossa nella tratta da Porta Venezia a Cadorna, sulla verde da Garibaldi a Cadorna e sulla linea gialla da Centrale a Duomo, tutti i venerdì dalle ore 8.00 alle 9.00 e dalle 18.00 alle 19.00, il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00.
Il progetto nasce dall’idea, che ATM ha accolto con grande entusiasmo, di portare la mostra al di fuori della sua sede canonica e istituzionale per renderla dinamica e alla portata di tutti.
Per informazioni
Numero verde ATM 800 80 81 81
www.atm-mi.it
ATM - LE LINEE DELL’ARTE
Caravaggio in Metrò a Milano
in occasione di
CARAVAGGIO
Una mostra impossibile
Milano, Palazzo della Ragione
10 novembre 2010 – 13 febbraio 2011
A cura di Renato Parascandolo
LE LINEE DELL’ARTE
ATM accompagna alla scoperta della rivoluzione Caravaggesca
In occasione dell’esposizione Caravaggio. Una mostra impossibile, grazie alla preziosa collaborazione con ATM, alcuni dei performer che impersonano Caravaggio si sposteranno dalla mostra all’interno delle stazioni più centrali delle tre linee della metropolitana sorprendendo e intrattenendo le persone con aneddoti curiosi sulla vita del grande maestro e sulle sue opere.
I “Caravaggi”, vestiti in abiti seicenteschi, animeranno la metropolitana durante tutti i weekend a partire da domani, venerdì 19 novembre 2010, fino alla chiusura della mostra.
Originali performance teatrali saranno in scena sulla linea rossa nella tratta da Porta Venezia a Cadorna, sulla verde da Garibaldi a Cadorna e sulla linea gialla da Centrale a Duomo, tutti i venerdì dalle ore 8.00 alle 9.00 e dalle 18.00 alle 19.00, il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00.
Il progetto nasce dall’idea, che ATM ha accolto con grande entusiasmo, di portare la mostra al di fuori della sua sede canonica e istituzionale per renderla dinamica e alla portata di tutti.
Per informazioni
Numero verde ATM 800 80 81 81
www.atm-mi.it
lunedì 15 novembre 2010
Il Teschio di Diamanti di Damien Hirst mostra aperta anche il 17 marzo
PROSEGUE CON GRANDE SUCCESSO
DAMIEN HIRST
FOR THE LOVE OF GOD
Il Teschio di Diamanti di Damien Hirst esposto a Firenze
Palazzo Vecchio
26 novembre 2010 - 1 maggio 2011
a cura di Francesco Bonami
Orari:
Tutti i giorni ore 9.00 - 24.00
Giovedì ore 9.00 - 14.00
giovedì 17 marzo la mostra restera' aperta dalle ore 9.00 alle ore 19.00
La biglietteria chiude un’ora prima
For the Love of God, il teschio tempestato di diamanti opera dell’artista inglese Damien Hirst diventato leggendario da quando venne esposto per la prima volta nel 2007, verrà esposto a Palazzo Vecchio, a Firenze, dal 26 novembre 2010 al 1 maggio 2011.
Promosso dal Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura e alla Contemporaneità e dai Musei Civici Fiorentini, l’evento è stato ideato da Memoria srl, curato da Francesco Bonami e prodotto e organizzato da Arthemisia Group.
For the Love of God è un calco di platino di un teschio umano in scala reale tempestato di 8.601 diamanti al massimo grado di purezza o con pochissime imperfezioni, per un totale di 1.106,18 carati. Sulla fronte è incastonato un grande diamante rosa a forma di goccia anche noto come “la stella del teschio”. I denti sono stati ricavati da un cranio vero del Settecento acquistato da Hirst a Londra.
Il teschio di diamanti non ha precedenti nella storia dell’arte. Sotto un certo aspetto, l’opera rappresenta un tradizionale “memento mori”, un oggetto che parla della transitorietà dell’esistenza umana. Come scrive lo storico dell’arte olandese Rudi Fuchs: «Il teschio è sovrannaturale, quasi celestiale. Proclama la vittoria sulla decadenza. Al tempo stesso rappresenta la morte come qualcosa di infinitamente più implacabile. Rispetto alla lacrimosa tristezza di una scena di vanitas, il Teschio di Diamanti è gloria pura».
Palazzo Vecchio è la storica sede del governo fiorentino e uno dei grandi capolavori dell’arte e dell’architettura del Rinascimento italiano. I sontuosi ambienti decorati su progetto di Vasari, ospitarono la corte del duca Cosimo I de’ Medici. Il pubblico potrà ammirare For the Love of God esposto nella Camera del Duca Cosimo passando attraverso lo Studiolo di Francesco I de’ Medici, solitamente visitabile solo su prenotazione, in un confronto irripetibile fra la wunderkammer di Palazzo de’ Medici – capolavoro del Manierismo fiorentino realizzato fra il 1570 e il 1575 – e For the Love of God, il tour de force dell’artista contemporaneo Damien Hirst.
Da quando è stato creato, For the Love of God è stato esposto solo due volte prima dell’evento fiorentino. Dopo la presentazione inaugurale al White Cube di Londra (la galleria di Damien Hirst) nel 2007, l’opera è stata al Rijksmuseum di Amsterdam nel 2008 attirando più di 250.000 presenze.
Siti web di riferimanto
www.hirst.it
www.comune.fi.it
Fonte: Arthemisia Group
venerdì 22 ottobre 2010
Milano: Caravaggio "Una Mostra impossibile" proroga al 13 marzo 2011
Visto il successo in continua crescita, a grande richiesta, la mostra Caravaggio. Una mostra impossibile sarà prorogata fino al 13 marzo 2011.
L'evento continua a riscuotere uno straordinario successo di pubblico e, data l'altissima richiesta di visite e prenotazioni, tutte le opere di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio si potranno ammirare per un altro mese nella suggestiva sede del Palazzo della Ragione di Milano.
Grande entusiasmo da parte del pubblico anche per la presenza dei performer, nei panni del grande maestro, che accompagnano i visitatori all'interno del percorso espositivo svelando curiosi aneddoti sulla vita dell'artista e sulle sue opere.
Una visita educativa, accattivante e interattiva per i visitatori di ogni età.
Foto Pierluigi Siena per Arthemisia Group
"Il successo di pubblico, con oltre 33.000 visitatori, dimostra che la gente ha fame di conoscenza - ha dichiarato l´Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory - e credo che l´allestimento `umano´, ovvero l´impiego di guide in costume che, con il linguaggio del tempo hanno ricreato il clima dell´epoca, abbia fatto la differenza rispetto alle mostre tradizionali".
Informazioni e prenotazioni > T 199 500 200
(dal lunedì al venerdì ore 8.00 > 20.00, sabato ore 8.00 > 13.00)
CARAVAGGIO
Una mostra impossibile
Milano, Palazzo della Ragione
10 novembre 2010 – 13 febbraio 2011
A cura di Renato Parascandolo
Un nuovo straordinario evento dedicato a Caravaggio, nella sua terra di origine, chiude le celebrazioni per il quarto centenario della morte del maestro lombardo.
Tutte le opere di Michelangelo Merisi (1571 – 1610) si potranno ammirare nel loro folgorante splendore nella mostra Caravaggio. Una mostra impossibile allestita in Palazzo della Ragione a Milano, dal 10 novembre 2010 al 13 febbraio 2011. Ma non solo. Entrando nello spazio espositivo il pubblico sarà accompagnato da Caravaggio in un affascinante viaggio alla scoperta dei segreti della sua vita e della sua arte.
Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dalla Rai Radiotelevisione Italiana, e prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Palazzo della Ragione, la Mostra impossibile del Caravaggio raccoglie 65 capolavori - l’intero corpus delle opere di Michelangelo Merisi, nessuna esclusa e comprese alcune attribuite – riprodotti ad altissima definizione e disposti lungo un itinerario cronologico. Un viaggio “impossibile” tra dipinti disseminati nei musei, nelle chiese e nelle collezioni private di tutto il mondo, che diventa realtà nell’era della riproducibilità digitale dell’opera d’arte.
"Un Caravaggio impossibile ma probabile, con una premessa: non c'è cultura senza educazione. Questo è il senso del progetto - spiega l'Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory -. L'arte antica ha bisogno di futuro e questo Caravaggio virtuale ha qualcosa di molto reale: la possibilità di conoscere la bellezza dell'arte attraverso la tecnologia, con il sorprendente risultato di riuscire a vedere tutte le opere di Caravaggio in un unico spazio scenico".
Grazie a questo progetto ideato e curato da Renato Parascandolo, realizzato dalla Rai in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con un comitato scientifico composto da Ferdinando Bologna e Claudio Strinati, le opere di Caravaggio conservate da Parigi a San Pietroburgo, da New York a Princeton, da Dublino a Vienna, da Roma a Napoli, Firenze, Siracusa, ecc. sono oggi fruibili in uno stesso luogo. I quadri, riprodotti in digitale con tecnologie d’avanguardia ad altissima definizione, nel rigoroso rispetto delle dimensioni, dei colori e della luce originali, si trovano finalmente riuniti realizzando un sogno a lungo coltivato da studiosi, critici e appassionati.
L’esposizione supera spazio e tempo e fa rivivere a distanza di secoli il pittore più moderno e rivoluzionario della storia, seguendo passo dopo passo le tappe dalla sua opera e della sua vita burrascosa.
Entrando in una vera e propria wunderkammer, i visitatori saranno infatti accolti da performer nei panni del grande maestro e verranno condotti nel suo mondo attraverso aneddoti di vita vissuta e racconti sulle opere, scanditi in tre fasi temporali: gli esordi, la maturità, il periodo precedente la prematura scomparsa. Caravaggio rivive altresì attraverso numerosi film, documentari storici e spettacoli a tema, proiettati su grandi schermi televisivi; l’atmosfera dell’epoca si respira nella sezione con i quattro dipinti del maestro in cui compaiono strumenti musicali e spartiti. Un sottofondo sonoro di madrigali, cantati da un coro a quattro voci, pervade l’ambiente: sono le musiche dipinte dal Caravaggio in quattro opere famose: Riposo durante la fuga in Egitto (1596), le due versioni del Giovane che suona il liuto (1596-97) e Amore vincitore (1602).
CARAVAGGIO
Una mostra impossibile
Milano, Palazzo della Ragione
10 novembre 2010 – 13 febbraio 2011
A cura di Renato Parascandolo
Orari
Martedì – domenica ore 9.30 > 19.30
Giovedì ore 9.30 > 22.30
Lunedì ore 14.30 > 19.30
La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti (Visita animata inclusa)
Intero € 9,00
Ridotto € 7,00
Scuole € 4,50
Diritto di prevendita
Singoli e gruppi € 1,50
Scuole € 1,00
Informazioni e prenotazioni
T 199 500 200
(dal lunedì al venerdì ore 8.00 > 20.00,
sabato ore 8.00 > 13.00)
Caravaggio
Mostre impossibili
martedì 12 ottobre 2010
Mostra di Van Gogh a Roma
Vincent van Gogh Campagna senza tempo - Città moderna
Roma - Complesso del Vittoriano Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)
da venerdi' 8 ottobre 2010 a domenica 6 febbraio 2011
Già dopo il primo week end si annuncia un grande successo per la mostra di Van Gogh a Roma, non ci sono i famosi Girasoli, ma paesaggi e altri dipinti, per ulteriori informazioni visitate la pagina dedicata alla mostra
Roma - Complesso del Vittoriano Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)
da venerdi' 8 ottobre 2010 a domenica 6 febbraio 2011
Già dopo il primo week end si annuncia un grande successo per la mostra di Van Gogh a Roma, non ci sono i famosi Girasoli, ma paesaggi e altri dipinti, per ulteriori informazioni visitate la pagina dedicata alla mostra
lunedì 11 ottobre 2010
Venezia: Giorgione a Palazzo Grimani fino al 20 dicembre
PROROGATA FINO AL 20 DICEMBRE
GIORGIONE A PALAZZO GRIMANI
Venezia, Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa
a cura di Vittorio Sgarbi
IN MOSTRA ANCHE IL COMPLESSO DI ALLEGORIE DI GIOVANNI BELLINI
Giorgione, La Vecchia, tempera e olio di noce su tela di canapa per trasporto da tela di lino, Venezia, Gallerie dell'Accademia
Giovanni Bellini, Allegoria della Vanità
Visto il successo in continua crescita, a grande richiesta, ulteriore proroga fino al 20 dicembre per la mostra Giorgione a Palazzo Grimani. Il celebre dipinto "La Tempesta", in mostra ai Musei Civici degli Eremitani a Padova fino al 16 gennaio 2011, ha lasciato il posto ad uno straordinario complesso di allegorie di Giovanni Bellini che riprende la stessa tematica dell'allegoria rappresentata da Giorgione ne La Vecchia ancora esposta insieme a La Nuda all'interno delle bellissime sale di Palazzo Grimani.
Il complesso di allegorie composto da Allegoria della Malinconia (o della Fortuna incostante), Allegoria della Vanità, Allegoria della Lussuria, Allegoria della Maldicenza (o della Calunnia) di Giovanni Bellini risale ai primi del Cinquecento e doveva far parte di un mobile con specchio per gli oggetti da toilette. Solitamente questo tipo di mobili era decorato con allegorie moraleggianti per riscattare la loro destinazione frivola. Completa l'insieme la tavoletta Allegoria della Fortuna, attribuita ad Andrea Previtali che probaibilmente apparteneva ad un altro mobile o potrebbe qui averne sostituita una perduta. (G.N.S)
Sede
Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa
Ramo Grimani, Castello 4858 - Venezia
Orario apertura
tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
(la biglietteria chiude mezz’ora prima)
Biglietti
intero: € 9,00
ridotto: € 7,00
scuole: € 3,00
Diritto di prevendita
1,50 gruppi (minimo 15 persone)
1,00 scuole (minimo 15 persone)
Informazioni e prenotazioni
T 199 500 200
(dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 20.00 e sabato dalle 8.00 alle 13.00)
GIORGIONE A PALAZZO GRIMANI
Venezia, Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa
a cura di Vittorio Sgarbi
IN MOSTRA ANCHE IL COMPLESSO DI ALLEGORIE DI GIOVANNI BELLINI
Giorgione, La Vecchia, tempera e olio di noce su tela di canapa per trasporto da tela di lino, Venezia, Gallerie dell'Accademia
Giovanni Bellini, Allegoria della Vanità
Visto il successo in continua crescita, a grande richiesta, ulteriore proroga fino al 20 dicembre per la mostra Giorgione a Palazzo Grimani. Il celebre dipinto "La Tempesta", in mostra ai Musei Civici degli Eremitani a Padova fino al 16 gennaio 2011, ha lasciato il posto ad uno straordinario complesso di allegorie di Giovanni Bellini che riprende la stessa tematica dell'allegoria rappresentata da Giorgione ne La Vecchia ancora esposta insieme a La Nuda all'interno delle bellissime sale di Palazzo Grimani.
Il complesso di allegorie composto da Allegoria della Malinconia (o della Fortuna incostante), Allegoria della Vanità, Allegoria della Lussuria, Allegoria della Maldicenza (o della Calunnia) di Giovanni Bellini risale ai primi del Cinquecento e doveva far parte di un mobile con specchio per gli oggetti da toilette. Solitamente questo tipo di mobili era decorato con allegorie moraleggianti per riscattare la loro destinazione frivola. Completa l'insieme la tavoletta Allegoria della Fortuna, attribuita ad Andrea Previtali che probaibilmente apparteneva ad un altro mobile o potrebbe qui averne sostituita una perduta. (G.N.S)
Sede
Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa
Ramo Grimani, Castello 4858 - Venezia
Orario apertura
tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
(la biglietteria chiude mezz’ora prima)
Biglietti
intero: € 9,00
ridotto: € 7,00
scuole: € 3,00
Diritto di prevendita
1,50 gruppi (minimo 15 persone)
1,00 scuole (minimo 15 persone)
Informazioni e prenotazioni
T 199 500 200
(dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 20.00 e sabato dalle 8.00 alle 13.00)
mercoledì 6 ottobre 2010
Mostra "Nuova Figurazione" Firenze dal 9 al 28 ottobre 2010
NUOVA FIGURAZIONE
Inaugurazione: Sabato 9 Ottobre 2010 ore 18.00 - Galleria Mentana - Piazza Mentana, 2/3r - FIRENZE
Galleria Mentana Piazza Mentana, 2/3r - FIRENZE
PRESENTA
NUOVA
FIGURAZIONE
Inaugurazione: Sabato 9 Ottobre 2010 ore 18.00
DAL 9 AL 28 OTTOBRE 2010
Tel. 055.211985 - Fax 055.2697769
www.galleriamentana.it
E-mail: galleriamentana@galleriamentana.it
Artisti: ANTONIO ACERBI, ANTONIO CALABRESE, SIMONE DEMASI, ROBERTO LUCATO, GILBERTO PICCININI, MASSIMO RENZI.
GILBERTO PICCININI
Nelle opere di Gilberto Piccinini le armonie di colori freddi raramente vengono riscaldate da campi-
ture calde e i pochissimi rossi,da lui usati,sono sempre molto affievoliti,come se avessero perduto
la loro forza simbolica.Gli spruzzi di un mare agitato,che si dissolvono in tracce di luce,illuminano
l’imbrunire di paesaggi in immagini oniriche che sanno di solitudine.Onde,racconti del moto conti-
nuo della vita, s’infrangono lasciando una spuma leggera che smorza la sensazione di violenza e
lascia intravvedere un subconscio romantico:i sentimenti più nascosti dell’artista.Le rocce,smussa-
te dal tempo,si rivelano in un digradare di colori,tendenti al greve,che si aggrappano come se voles-
sero ricercare le antiche asperità.I cumuli di nuvole si tingono di tempesta e rivelano le intime ango-
sce dell’artista che con serene pennellate, di un andamento sicuro, rivelano le luci e le ombre dei
ritmi della natura e del vivere di chi insegue il sogno.
Federica Murgia
ORARI: 11.00/13.00 - 16.30/19.30
CHIUSURA: Domenica e lunedì mattina
Inaugurazione: Sabato 9 Ottobre 2010 ore 18.00 - Galleria Mentana - Piazza Mentana, 2/3r - FIRENZE
Galleria Mentana Piazza Mentana, 2/3r - FIRENZE
PRESENTA
NUOVA
FIGURAZIONE
Inaugurazione: Sabato 9 Ottobre 2010 ore 18.00
DAL 9 AL 28 OTTOBRE 2010
Tel. 055.211985 - Fax 055.2697769
www.galleriamentana.it
E-mail: galleriamentana@galleriamentana.it
Artisti: ANTONIO ACERBI, ANTONIO CALABRESE, SIMONE DEMASI, ROBERTO LUCATO, GILBERTO PICCININI, MASSIMO RENZI.
GILBERTO PICCININI
Nelle opere di Gilberto Piccinini le armonie di colori freddi raramente vengono riscaldate da campi-
ture calde e i pochissimi rossi,da lui usati,sono sempre molto affievoliti,come se avessero perduto
la loro forza simbolica.Gli spruzzi di un mare agitato,che si dissolvono in tracce di luce,illuminano
l’imbrunire di paesaggi in immagini oniriche che sanno di solitudine.Onde,racconti del moto conti-
nuo della vita, s’infrangono lasciando una spuma leggera che smorza la sensazione di violenza e
lascia intravvedere un subconscio romantico:i sentimenti più nascosti dell’artista.Le rocce,smussa-
te dal tempo,si rivelano in un digradare di colori,tendenti al greve,che si aggrappano come se voles-
sero ricercare le antiche asperità.I cumuli di nuvole si tingono di tempesta e rivelano le intime ango-
sce dell’artista che con serene pennellate, di un andamento sicuro, rivelano le luci e le ombre dei
ritmi della natura e del vivere di chi insegue il sogno.
Federica Murgia
ORARI: 11.00/13.00 - 16.30/19.30
CHIUSURA: Domenica e lunedì mattina
venerdì 1 ottobre 2010
Giorgione a Palazzo Grimani
Abbiamo inserito una nuova pagina dedicata a mostre ed eventi d'arte.
La prima mostra che vi presentiamo è quella del Giorgione a Palazzo Grimani.
A causa dell'enorme successo ottenuto, la mostra, che inizialmente doveva chiudersi il 10 ottobre è stata prorogata fino al 13 ottobre 2010.
La prima mostra che vi presentiamo è quella del Giorgione a Palazzo Grimani.
A causa dell'enorme successo ottenuto, la mostra, che inizialmente doveva chiudersi il 10 ottobre è stata prorogata fino al 13 ottobre 2010.
Iscriviti a:
Post (Atom)






















